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Digital Agreement: for a human digital society enhancing freedom, individual rights and the pursuit of happiness

Cosa possono fare i notai per l’Italia

Posted by on Mar 27, 2013 in Euronotaries | 0 comments

Questo programma politico/professionale, si pone come alternativo a quello elaborato a livello locale e nazionale dai comitati regionali notarili.  Esso vuole indicare una strada ai notai di buona volontà, per aggregarsi intorno ad un programma politico realizzabile anche senza il supporto del Governo o del Legislatore.

Dal 2005 in poi il Legislatore ha sottratto ai notai numerose competenze esclusive e lo ha assoggettato alle regole della libera concorrenza.

Ciò è vissuto da molti notai come una imposizione dall’esterno e non come la liberazione da un fardello e da un isolamento che hanno significativamente contribuito ad indebolire la categoria ed a renderla incapace di competere con le altre libere professioni o aziende di servizi.

Si vuole evidenziare che, in questo momento di crisi economica ed istituzionale, i notai hanno numerose opportunità di rilanciare la funzione notarile ed proprio ruolo di istituzione che gode della fiducia dei cittadini. Il grande industriale-mecenate Henry John Kaiser diceva “i problemi sono opportunità in abiti da lavoro”. Mai come in questo momento occorre sapersi ispirare a questa massima!

I notai, non dovrebbero sperare (o, peggio, richiedere) di essere protetti dalla crisi economica ed istituzionale, che attanaglia l’Italia. I notai sono, nonostante le loro attuali difficoltà, fra coloro che comunque possono dare qualcosa all’Italia.  Dovrebbero chiedere ed ottenere che li si lasci lavorare per il Paese!

Il ragionamento che ha portato alla redazione di questo programma politico, si sviluppa in quattro parti:

  1. Analisi della situazione italiana in generale
  2. Analisi dell’attuale posizionamento politico e sociale del notariato italiano
  3. Determinazione delle opportunità, dei rischi nonché dei costi e dei benefici delle possibili strategie politiche
  4. Determinazione delle strategie professionali che possono essere seguite, anche a livello individuale, dai notai che intendono prendere in mano il proprio destino, oltre che quello del nostro paese.

 

1 ANALISI DELLA SITUAZIONE ITALIANA.

 1.1 Cinque mali dell’Italia  In linea di massima si può ritenere che esista consenso fra gli esperti e le principali forze politiche che l’Italia soffra di cinque mali fra loro interconnessi:

  • Crescita zero per circa 15/20 anni
  • Elevata pressione fiscale
  • Inefficienza dello Stato e di molti servizi pubblici
  • Elevatissimo debito pubblico, a rischio di default sovrano
  • Crisi di liquidità fra le imprese e le famiglie

 1.2 Ruolo dello Stato                        In generale gli stati OECD stanno ripensando il ruolo dello stato nell’ambito dei rapporti economici, alla ricerca di un equilibrio sostenibile fra spesa pubblica, pressione fiscale e libertà di iniziativa economica.

L’Italia, in particolare, con il suo debito pubblico così elevato è costretta a rivedere in modo fondamentale come lo stato raccoglie ed impiega i propri mezzi.

 1.3 Il mercato dei servizi in Europa e nel mondo Il notaio eroga servizi professionali. L’Europa è un colosso industriale (PIL 2012 = 16.500 miliardi di $, la prima economia del mondo), ma ha un’industria dei servizi sottosviluppata, generalmente protetta da barriere alla competizione che la rendono poco competitiva a livello internazionale. Per liberare il potenziale di crescita rimasto bloccato dalle barriere regolatorie all’erogazione di servizi nei mercati internazionali, è stata emanata nel 2006 la “Direttiva Servizi” (DIR 2006/123/EC) http://ec.europa.eu/internal_market/services/services-dir/index_en.htmhttp://ec.europa.eu/internal_market/services/services-dir/guides_en.htm

Oggi l’industria europea ha capacità di espansione solo nei segmenti economici ad alto valore aggiunto, in considerazione dell’alto costo della manodopera e delle infrastrutture: sono segmenti ad alto valore aggiunto i servizi e alcuni settori industriali ad alto contenuto tecnologico. Insomma, la ripresa economica (strutturale e non congiunturale) dell’Europa dipende dalla sua capacità di esportare servizi verso i paesi non EU. Altrimenti la prosecuzione del declino relativo è inevitabile.

L’eccessiva frammentazione del settore dei servizi in Sud America è considerato il motivo per cui il continente non riesce a decollare e rimane prigioniero della “mid income trap”: ossia di un fenomeno economico per cui i paesi in via di sviluppo non riescono a superare la barriera dei 12.000 dollari di reddito pro capite all’anno. Se, come sembra, esiste questa trappola economica, non si può dare per scontato che l’Italia sia fisiologicamente destinata a mantenere un reddito pro capite di 36.000 dollari l’anno: il rischio di essere risucchiati verso il basso è reale e tangibile.

Negli USA oltre il 35% del totale delle esportazioni è composto di servizi (non bancari e finanziari) http://www.usatoday.com/story/money/business/2013/01/23/talks-services-exports/1856723/

In Europa l’ammontare delle esportazioni di servizi (non bancari e finanziari) è inferiore al 30%         http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/CH_09_2011/EN/CH_09_2011-EN.PDF

Considerando che quasi l’80% del PIL degli USA e dell’UE è composto di servizi, è evidente che il mercato dei beni è più aperto e meglio funzionante di quello dei servizi (che pur costituendo 4/5 del PIL, rappresentano circa 1/3 delle esportazioni).

Muovendo da queste considerazioni l’UE ha pertanto sviluppato la politica di liberalizzazione spinta nel settore dei servizi (anche professionali) che è culminata nella Direttiva Servizi, che ha impattato anche sulle libere professioni europee.   Per affermare che questa scelta politica dell’UE sia errata, occorre produrre degli argomenti solidi e non meramente tautologici.

2 ANALISI DELLA SITUAZIONE DEL NOTARIATO ITALIANO

In questa sezione si cerca di analizzare le criticità politiche e le possibili opportunità di rilancio della categoria. Nella sezione successiva (3 DEFINIZIONE DEGLI OBBIETTIVI POLITICI) si tracciano i possibili obbiettivi politici/professionali che conseguono dall’analisi effettuata.

 2.1 Il notaio professionista fidato.  Il notaio gode della fiducia degli italiani, come professionista serio, affidabile e serio.

 2.2 Lo stato istituzione in crisi e screditata          . Lo stato italiano, invece, non gode né della stima, né della fiducia degli italiani. Ne consegue che lo stato non dispone di un capitale politico per rafforzare la credibilità e la fiducia nel notariato. Lo stato può solo, per legge, imporre agli italiani il ricorso al notaio, estendendone le competenze funzionali. Probabilmente vi sono riforme più urgenti e più importanti della delega ai notai di funzioni oggi giurisdizionali o amministrative. La sussidiarietà piace ai notai, forse allo stato; ma ai cittadini? Non é che c’è il rischio che pensino che un servizio prima “gratuito” (la giustizia) venga “privatizzato” e quindi divenga “a pagamento”, escludendo da esso le fasce sociali più deboli ?

2.3 Drammatica crisi economica     Negli ultimi 5 anni il fatturato e il reddito dei notai italiani sono stati dimezzati dalla crisi economica e dalle liberalizzazioni. I servizi notarili sono uno dei settori più duramente colpiti dalla crisi, assieme al settore edilizio e bancario.  L’imposta di registro colpisce in modo pesante il rilascio di garanzie, le transazioni, le ricognizioni di debito e, secondo le ultime evoluzioni delle prassi, anche i patti accessori dei contratti, rendendo antieconomico il ricorso al notaio per negoziare la soluzione delle situazioni di crisi nei rapporti giuridici.

2.4 Il notariato non è in stato di assedio    Non sembra plausibile l’analisi politica in cui indulge parte della classe dirigente notarile, ossia che il notariato sia sotto assedio esterno ed interno:

  • dall’interno, il notariato sarebbe minato dall’emergere di accaparratori di lavoro. I pochi dati a disposizione non dimostrano affatto che il fenomeno esiste. Purtuttavia ogni iniziativa degli organi di categoria ha un effetto diretto o indiretto nel senso di limitare ogni forma di competizione professionale, sia quella lecita, sia quella illecita. Si tratta di una condotta che vìola la legge ed espone gli organi di categoria a significativi rischi legali. Occorre elaborare un concetto chiaro ed inattaccabile di “personalità della professione”, che garantisca la massima qualità del servizio notarile, senza avere come effetto collaterale la riduzione della competizione (lecita) fra notai. In altre parole, la personalità della prestazione (principio applicato in tutte le professioni soggette ad esame di stato/abilitativo) deve avere la finalità di garantire il miglior servizio possibile e non quella di limitare la concorrenza imponendo al notaio adempimenti ed attività che non sono oggetto di una chiara riserva di legge per il notaio.
  • all’esterno, il notaio sarebbe assediato dalle altre categorie professionali legali ed economiche, nonché dai politici populisti, dalla Confindustria, dalle Banche e persino dallo Stato che non sembra comprendere l’importanza della funzione notarile.

 2.5 Problema di immagine del notariato: è una casta?    Appare più plausibile che il notariato subisca le conseguenze politiche della sua immagine (vera o falsa che sia) di una casta privilegiata che lotta per il mantenimento dei propri ingiustificati privilegi. Gli imprenditori sono gente che lavora; i notai, sembrerebbe di no… Come spiegare altrimenti, perché se è in crisi un’industria (ad es. Ilva di Taranto) i politici  sentono di dovere intervenire, persino violando o cambiando la legge, per sostenere l’industria mentre nel caso del notariato, nonostante una crisi persino più grave di quella in cui versa l’industria, vengono adottati provvedimenti che vanno nella direzione opposta?

 2.6 Concorrenza e produttività nei servizi notarili         All’argomento populistico della casta (del tutto simmetrico a quello degli imprenditori come sfruttatori del lavoro altrui), si sovrappone un argomento macroeconomico, che però in Italia non viene né argomentato né dibattuto in modo aperto e convincente: nel settore dei servizi le unità produttive composte di pochi addetti invece di aumentare la produttività sistemica, la riducono in quanto spesso operano senza rispettare la normativa in materia di sicurezza, in materia fiscale e previdenziale, con ciò generando dei costi indiretti nascosti che sono elevati ed incontrollabili, in particolare derivanti da persone prive di copertura sanitaria e previdenziale, di cui lo stato (o la collettività) deve comunque in qualche modo farsi carico.

Inoltre occorre affrontare un insidioso problema professionale: la politica del notariato ingenera nel cliente del notaio la sensazione (errata) che il cliente dal notaio si debba aspettare il conseguimento del risultato e una prestazione professionale perfetta, sempre ed in ogni caso.  Orbene questa aspettativa è destinata ad essere sistematicamente delusa: sul piano giuridico il notaio come tutti i professionisti è tenuto ad una prestazione di mezzi e non di scopo.  Inoltre in seguito alla libera negoziabilità delle tariffe, è evidente che, rispetto al passato, esiste un maggior margine di determinazione del contenuto effettivo della prestazione professionale del notaio.  È cosa be nota che, al fine di rafforzare la propria immagine, il dogma assoluto è quello di erogare un servizio che supera le aspettative del cliente. Oggi i notai operano in una situazione in cui se tutto va bene, possono eguagliare le aspettative, in nessun caso superarle, con grave danno dell’immagine e della funzione del notaio.

 2.7 Il notaio come monade   La maggioranza dei notai opera da solo, con alcuni collaboratori. Mentre le strutture degli altri professionisti sono cresciute, aggregando più professionisti, ciò non è avvenuto nel settore notarile. Solo di recente il sindacato notarile ha iniziato a promuovere l’associazione fra più notai per la formazione di studi notarili di dimensioni più adeguate a sostenere la competizione delle altre libere professioni ed a rispondere alle esigenze sempre più complesse della clientela.  Il Consiglio Nazionale del Notariato si è speso, apparentemente con successo finora, affinché la normativa sulla società di professionisti non fosse applicabile ai notai.

 2.8 L’eredità delle passate politiche del notariato           Fino ad oggi gli organi istituzionali hanno dato prevalentemente risposte corporative e/o tardive alle istanze provenienti sia dell’esterno che dall’interno del notariato.

Corporative e perdenti due strategie in particolare:

  • l’interpretazione abrogativa delle norme che sottraevano al notaio alcune competenze esclusive;
  • l’affermazione di una teoria secondo cui la pubblica funzione del notaio fosse sottratta alle regole generali in materia di concorrenza e mercato.

Entrambe le tesi sono state smentite a vari livelli: dalla dottrina, dalla Cassazione, dalla Corte Europea di Giustizia, dall’AGCM e persino dal legislatore, che ha ulteriormente ribadito il vigore e l’efficacia delle norme riduttive delle competenze notarili e la liberalizzazione tariffaria.

La chiusura corporativa, per i suoi sostenitori, si giustificava per l’esigenza di non spaccare la categoria: in sostanza si accettava di muoversi “alla velocità dei più lenti” al fine di “non lasciare nessuno indietro”, anche in considerazione del fatto che “la categoria non era pronta” ad un radicale cambio di passo.  Ammesso e non concesso che fosse una linea politica saggia, le vicende degli ultimi mesi hanno dimostrato che oramai non si può fare a meno di dare una risposta immediata ai problemi ed alle istanze di questo momento difficile. Non si può più aspettare i ritardatari.

 2.9 Il notaio contribuente modello.  I notai sono da decenni in vetta alla classifica dei contribuenti italiani. Occorre spiegare agli italiani, che ciò è, innanzitutto, la conseguenza della correttezza fiscale dei notai. Se si va a paragonare il reddito dei primi contribuenti fra medici, avvocati, ingegneri, architetti, commercialisti, (ecc.) con quello dei notai, emerge che questi professionisti hanno punte di reddito uguali, anzi normalmente superiori, a quelle dei notai contribuenti. Il notaio per la natura degli atti da lui stipulati ha molto meno opportunità di evadere le imposte. Infine gli studi di settore impongono ai notai un reddito minimo assai elevato. Il notaio, dunque, non è tanto il professionista che guadagna di più, quanto quello più onesto con il fisco.  Infatti se si paragonano i primi 5000 medici, avvocati, ingegneri, architetti, commercialisti, (ecc.),  con quello dei 5000 notai italiani, questi pur essendo una élite selezionatissima di professionisti, non hanno un reddito superiore a quello degli altri professionisti di élite (dati da confermare previa verifica con l’Agenzia delle Entrate). Non a caso l’ordinamento del notariato, peraltro, prevede che il notaio che evada le imposte sui redditi in modo sistematico sia passibile di destituzione.

 

 3 DEFINIZIONE DEGLI OBIETTIVI PER I NOTAI ITALIANI

 3.1 Il notaio professionista fidato   Occorre “capitalizzare” sulla fiducia di cui il notaio ancora gode.  Ciò è possibile sia rafforzando l’organizzazione degli studi notarili, sia organizzandosi al fine di non lasciare gli utenti senza accesso al servizio notarile (ad es.: mediante sistemi di turnazione nei giorni festivi). A livello istituzionale si potrebbe pensare alla creazione di società bancarie o assicurative, che supportino sia i notai, sia i clienti dei notai nello svolgimento delle loro attività professionali. Evidentemente tali società, in un mercato difficile e competitivo come quello attuale, dovrebbero essere gestite in modo estremamente professionale ed efficace. Fino ad oggi non si può dire che ciò sia avvenuto, per cui occorre essere cauti, al fine di evitare che siffatte società invece di dare lustro alla categoria e supporto ai singoli notai, si trasformino in enti da risanare mediante contribuzioni volontarie o forzate (come, invece, è accaduto e sta accadendo con la Cassa Nazionale del Notariato).

3.2 Lo stato istituzione in crisi e screditata          È un grave errore politico che i notai cerchino protezione dal mercato, trincerandosi dietro la “funzione pubblica”: i cittadini e le imprese detestano questo stato italiano di cui chiedono una profonda riforma e un significativo cambiamento di ruolo. Ne consegue che i notai si sono posizionati politicamente al fianco di un sistema che evidentemente non funziona e dunque nel mirino dell’attività di de-statalizzazione e liberalizzazione.

Come non bastasse, questo posizionamento politico come “paladini dello stato” ha uno sgradevole effetto collaterale: rafforza l’immagine dei notai come una casta che rifiuta di essere esposta ai medesimi rischi e problemi che debbono affrontare cittadini, aziende e, finanche, lo stato. Una posizione odiosa, insostenibile.

3.3 Drammatica crisi economica     Lo stato non può dedicare risorse economiche per risolvere i problemi dei notai.  Né può sottrarle ad altre professioni.  Occorre che la politica dei notai determini una estensione dell’offerta di servizi legali.

Ciò che invece i notai possono e debbono chiedere al legislatore, è di liberare gli italiani da lacci e lacciuoli,  aumentare la libertà negoziale degli italiani e ridurre la pressione fiscale sugli atti (notarili).  I notai debbono subito pretendere che cessino le prassi illegittime degli uffici fiscali, derivanti da una lettura azzardata delle norme.

I notai dovrebbero dare un contributo chiaro e definitivo sul tema dell’abuso di diritto in ambito fiscale che ponga fine all’attuale incertezza che ingessa tutte le operazioni straordinarie delle famiglie e delle imprese italiane.

 3.4 Il notariato non è in stato di assedio    Occorre abbandonare la mentalità dello stato d’assedio e cercare nelle altre componenti sane e produttive del Paese possibili alleati.  In realtà il notaio potrebbe supportare in modo assai valido gli altri professionisti ed essere da loro supportato nell’erogazione di servizi professionali multidisciplinari ai cittadino ed alle aziende. Il notaio potrebbe divenire il professionista che accresce il grado di certezza e di affidabilità dei servizi professionali erogati con il suo contributo: dal notaio che certifica i pezzi di carta, al notaio che garantisce la trasparenza e la veridicità  procedimenti complessi erogati previa il suo controllo.

 3.5 Problema di immagine del notariato: la casta                        Occorre evitare che in futuro si decida di sottrarre ancora altre competenze ai notai, in nome dell’abolizione di privilegi e rendite di posizione. A tal fine occorre sapere cambiare questa percezione che l’opinione pubblica ha dei notai, mediante comportamenti virtuosi che rendano evidente che il notaio è un professionista efficiente, avanzato, che eroga servizi ad alto valore aggiunto.  Probabilmente occorre anche una visibile presa di distanza dalle precedenti politiche della Categoria, sottolineando che è andata in pensione una “vecchia guardia” con la sua “vecchia concezione” del notariato e che una nuova generazione di notai dinamici e moderni ha iniziato a “contare” nella categoria.

Soprattutto, se è vero che i notai sono un selezionatissima “elite” di giuristi, occorre mostrare nei fatti che non di teme la concorrenza, né interna né esterna: significa che i notai debbono ambire ad essere competitivi e propositivi avendo come riferimento i primi 5000 studi legali e tributari d’Italia. A tal fine la crescita dimensionale degli studi notarili e forme di vasta associazione fra i notai sono una necessità ineludibile.

3.6 Concorrenza e produttività nei servizi notarili           Il notariato dovrebbe rendere più evidente che gli studi notarili non sono imprese marginali con un dipendente e mezzo, che penalizzano la produttività generale del sistema. Purtroppo in questo momento di crisi in Italia le strutture professionali “di sussistenza” sono aumentate considerevolmente ed il disagio dei notai più giovani e più anziani è palpabile. Occorre spingere con forza nella direzione dell’aggregazione professionale fra notai.

Inoltre occorre rendere chiaro che il notaio non ha un obbligazione di risultato, bensì di mezzi.  Il valore di mercato dell’obbligazione di risultato è il costo assicurativo del conseguimento del risultato: ossia non meno del 3% del valore della transazione. Per meno di tanto, il notaio può solo essere tenuto alla diligenza del professionista, certo non al conseguimento del risultato.

Infine occorre chiaramente distinguere nella propria offerta di servizi professionali, la mera attività di intermediario abilitato (ad esempio in materia di cessioni di quote predisposte dagli avvocati delle parti) da quella di assistenza e consulenza professionale (che il notaio può svolgere in misura eccedente l’ordinario, solo nel caso in cui l’incarico professionale provenga da tutte le parti del contratto, in considerazione del suo dovere di imparzialità).

Questo chiaro e onesto posizionamento professionale ed economico dei notai avrebbe due ulteriori vantaggi:

a)  spostare il piano della concorrenza professionale da quello del prezzo a quello della qualità della prestazione e

b)  aumentare la produttività del lavoro negli studi notarili, riducendo il rapporto notai/dipendenti, in conseguenza del fatto che in talune circostanze i compiti affidati al notaio si riducono al minimo della mera funzione certificatrice.

La maggiore competizione professionale inoltre accelererebbe l’aggregazione fra notai che, costretti a rinunciare al loro connaturato individualismo, sarebbero indotti a realizzare delle strutture professionali che dispongano di sistemi organizzativi ed informatici all’altezza delle aspettative dei clienti più avanzati ed esigenti, che oggi trovano questo tipo di risposta prevalentemente negli studi professionali associati di commercialisti ed avvocati.

Tali aggregazioni possono avere diverse configurazioni, in ordine crescente di complessità:

a)     centri di acquisto, anche a mezzo di società ad hoc

b)     società di servizi per la gestione in economia dei servizi accessori (informatica, contabilità, ecc.)

c)     società di servizi per la gestione di servizi notarili delegabili nel rispetto del principio di personalità della prestazione professionale (visure, raccolta documenti, ecc.)

d)    associazioni professionali parziali (su talune attività specifiche)

e)     associazioni professionali totali (sull’intera attività notarile)

Una figura aggregativa che è stata decisamente avversata finora dagli organi istituzionali del notariato (con argomenti talora evidentemente surrettizi) è il network professionale, ammesso nelle altre libere professioni. Il network, in realtà, presenta il pregio della capacità di aggregare molti professionisti (notai), senza privarli della propria struttura individuale, ma consentendo loro di beneficiare di servizi ad alto valore aggiunto che non potrebbero essere erogati ad un singolo notaio. L’ostracismo istituzionale verso questa figura organizzativa non solo è anacronistico, ma impoverisce la categoria dei notai.   Attualmente pare che operino in Italia almeno quattro network di notai, in un regime di semiclandestinità per paura di iniziative politiche o disciplinari contro di essi.  Si tratta di un ostracismo che oltre ad essere autolesionistico è anche contra legem.

3.7 Il notaio come monade   Occorre superare questa sindrome da solipsismo, che obbliga il notaio a lavorare in  condizioni oramai decisamente non sostenibili sul piano organizzativo ed economico. Occorre fare emergere le ragioni irrazionali (oltre che quelle razionali) per cui un notaio se possibile trova senz’altro lavorare da solo piuttosto che in associazione.

3.8 L’eredità delle passate politiche del notariato           La nuova strategia di rilancio del notariato deve partire dalla considerazione che il notaio pubblico ufficiale opera all’interno del libero mercato delle libere professioni.  Il mercato costituisce una sfida, ma anche un’opportunità.  In effetti non vi è nulla di nuovo sotto il cielo: la legge del 1913 ha disegnato il notaio come pubblico ufficiale e libero professionista.

In particolare al momento la scelta politica delle istituzioni notarili è quella di affidare l’innovazione di processo e tecnologica alla Notartel o a associazioni “no profit” costituite sotto l’egida degli organi istituzionali.  Non si può fare affidamento su questa linea politica, per una serie di ragioni:

1) innanzitutto le società in mano pubblica in Italia hanno una triste storia di inefficienza e di lottizzazione clientelare (Sogei o, da ultimo, Fincantieri), da cui la Notartel non si è sufficientemente differenziata. La Notartel, società conservatrice più che di innovazione, per lo più rivende pacchetti tecnologici ai notai.  Sul prezzo e sulla qualità dei servizi Notartel si sono levate numerose voci critiche nella categoria (fra le quali anche quella del sottoscritto). Alcuni sono arrivati a scrivere che la Notartel, più che un centro di acquisto per i notai italiani, è una shopping mall per aziende tecnologiche che vogliono accedere al mercato notarile. L’inefficienza dei servizi di posta e di connettività della Notartel sono proverbiali nella categoria;

2) in secondo luogo, qualsiasi soluzione monolitica (one fit for all) oltre a non avere dei chiari vantaggi politici/strategici, ha una serie di evidenti effetti collaterali negativi:

a)     in generale l’innovazione in regime di monopolio si allinea al livello degli utenti meno dinamici, per cui tendenzialmente invece di innovare… ritarda. Analogamente, l’innovazione gestita in regime di monopolio, tende a favorire l’ascesa di “Yes Men” che credono sinceramente nel successo dei “piani quinquennali”, a scapito dei veri innovatori. Per avere una idea di che cosa significhi innovare in un regime di monopolio, si guardi all’informatica nella P.A., oppure si confrontino le funzionalità di un telefono da ufficio (che opera all’interno di un sistema tecnologico chiuso), con quelle dei telefoni cellulari (che operano in reti aperte). Nell’ambiente chiuso di un PABX (centralina telefonica di ufficio) manca ogni stimolo ad innovare, al punto non solo da essere impossibile fare evolvere i prodotti nativi per quell’ambiente (il telefono d’ufficio), ma da essere costretti ad escludere i terminali evoluti (iPad, smartphone) dalla rete interna PABX.  Il monopolio, insomma, è ontologicamente incompatibile con l’innovazione tecnologica. Persino la Apple (un sistema informatico con hardware e software proprietari e dunque chiuso) ha iniziato ad innovare davvero solo dal 2000 in poi, quando l’evoluzione dell’ADSL e del 3G ha trasformato tutti i computer da macchine solo occasionalmente connesse alle reti aperte, in macchine costantemente interconnesse fra loro! Solo quando Apple ha cessato di essere chiusa in sé stessa, è stata costretta ad innovare. Essendo stata capace di innovare con successo, ha superato tutte le altre società di informatica! Inutile citare la vasta letteratura sul tema. Da ultimo http://www.amazon.it/Perch%C3%A9-nazioni-falliscono-prosperit%C3%A0-ebook/dp/B00BPY8304/ref=tmm_kin_title_0

b)    in secondo luogo occorre ampliare e rinnovare l’offerta di servizi legali del notariato: in alcuni casi ciò porrà il notaio in diretta concorrenza con altri professionisti o con imprese.  Se tali iniziative sono assunte da organi di categoria, tramite una società di servizi a partecipazione pubblica (invece che da singoli notai o associazioni professionali), si corre il rischio di provocare nuovi tensioni politiche, nuovi interventi legislativi oltra a divenire possibilmente iniziative illecite, perché in contrasto con la normativa in materia di concorrenza e mercato;

c)     in terzo luogo, il tempo della scelta di creare una infrastruttura monolitica in mano pubblica (del CNN) era 15 anni fa, ma non la si è perseguita, perché compresa solo da una minoranza di consiglieri nazionali ed avversata dalla stragrande maggioranza di essi;

d)    in quarto luogo il notariato ha oggi il dilemma che avevano la Kodak e la Polaroid, prima di essere spazzati via dal mercato: innovare e cannibalizzare irrimediabilmente parte dei ricavi, oppure cercare di rallentare l’innovazione. Ossia:

i)       abbracciare la digitalizzazione inevitabilmente colpisce in modo negativo le tradizionali fonti di reddito dei notai “cannibalizzando” parte dei ricavi dei notai. Ne consegue che le società che operano innovazione tecnologica notarile con successo, se in mano pubblica, spostano i ricavi professionali dal notaio al CNN o alla Cassa Nazionale, senza possibili contropartite per i singoli notai.

ii)    Oppure perseguire, come si fa attualmente, l’innovazione tecnologica in modo blando (“sterilizzato”) per cui le innovazioni sono inefficaci o tardive per disegno.

Per sfuggire a questo dilemma, è necessario che le società di innovazione tecnologica nel campo notarile, siano controllate dai singoli notai, per compensarli della inevitabile “cannibalizzazione” dei ricavi professionali.  Per dirla in altre parole: le ASL non sono la risposta alla crisi dei medici liberi professionisti! Lo sono, semmai, le cliniche private (magari convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale). Sarebbe comprensibile che lo stato decida di “statalizzare” i notai e assumerli come dipendenti del Ministero della Giustizia. Ma è incomprensibile che il notariato sposti parte dei propri servizi professionali su una o più società del parastato senza contropartite per i notai. Anzi! Da quasi due anni i notai pagano un costo onerosissimo per il salvataggio della loro Cassa previdenziale, che avrebbe dovuto essere il loro salvadanaio per i tempi difficili…  In nome di che si può oggi sperare che società in mano pubblica siano meglio gestite e sapranno  dotare i notai di strumenti innovativi ed efficaci per affrontare la sfida dei tempi?

e)     in quinto luogo appare inverosimile che si possa far nascere una unica società (cooperativa/consortile) di cui siano soci tutti i notai d’Italia in misura uguale: inevitabilmente i procedimenti decisionali sarebbero così complessi e lunghi, da impedire ogni forma di innovazione e di azione efficace.  A ciò si aggiunge che l’Italia è economicamente assai diversa: non esiste un servizio tecnologico avanzato che sarebbe fruito in modo uguale in tutte le diverse zone d’Italia. Peraltro il sogno della società unica dei notai, non è che il (sogno del) monopolio assoluto dei notai che rientra dalla finestra, dopo essere stato cacciato dalla porta. Un sogno consolatorio su cui sarebbe meglio non fare troppo affidamento, di questi tempi;

f)     infine è purtroppo vero che esiste una piccola minoranza di colleghi scorretti (o pigri, o evasori fiscali, o superficiali, ecc. ecc.): costoro sono parte del problema e non possono essere parte della soluzione politica ai problemi del notariato.  Non si può cercare di salvare gli impresentabili: le ultime elezioni politiche nazionali hanno penalizzato tutti quelli che hanno cercato di farlo!   I furbi, gli arrivisti, i pigri vanno isolati.  Ovviamente vi sono opinioni diverse su chi è “illuminato” e chi semplicemente avido o pigro. Anche per questo non sarà possibile proporre veicoli di innovazione e strategie politiche che siano omnicomprensive e valide per tutti: finirebbero col dovere dare asilo proprio a quelli fra i notai che hanno contribuito ad aggravare la crisi della categoria ed a diminuirne il prestigio agli occhi degli italiani.  Occorre che i notai facciano pulizia in casa propria!

Per comprendere come la nostalgia per il monopolio perduto continui ad influenzare la politica del notariato, basta dare un’occhiata alla copertina di federnotizie del gennaio 2013, riportata qui sotto.

federnotiziecopertine

Comincia benissimo: “notariato, innovazione, società”.

Ma poi, non solo i “tag” più visibili sulla copertina evidenziano solo attività che il notaio compie per lo stato (ad es.: “ANTIRICICLAGGIO”, “LEGALITÀ”, LOTTA ALL’EVASIONE”, “ATTO PUBBLICO INFORMATICO”), ma è semplicemente impossibile trovare una sola attività per la quale un nostro cliente dovrebbe avere interesse a pagare la parcella notarile.

E tutto ciò, sulla copertina di federnotizie, avviene attorno alla frase centrale “RIPENSANDO IL DOMANI”. Ebbene, un mio cliente (un opinionista i cui articoli si leggono regolarmente sulla prima pagina del Corriere della Sera) vedendo la copertina di federnotizie sulla mia scrivania, ha sorriso e mi ha detto: “Caro notaio, sembra che voi (notai) siate convinti che noi, i vostri clienti, non abbiamo nulla a che vedere con il vostro futuro! Allora é vero che il vostro unico datore di lavoro è lo stato. Come fate ad obbiettare che voi siete una tassa a carico del cittadino?”.

Devo a questo arguto giornalista lo stimolo a scrivere questo programma politico. Mi ha fatto comprendere con chiarezza perché sono insoddisfatto con tutti i programmi politici che ho letto finora: essi ribadiscono che noi per primi ci consideriamo una imposta a carico del cittadino. Perché non è al cittadino che ci rivolgiamo primariamente, ma allo stato.

Ebbene, i nostri clienti percepiscono ciò con chiarezza. Per fermare il declino professionale dei notai, occorre chiarire una volta per tutte, a noi stessi innanzitutto, quanta parte (e quale parte) della nostra attività professionale è rivolta allo stato (per cui è una imposta sulla transazione) e quanta parte è effettivamente rivolta a realizzare un servizio per il nostro cliente.

In realtà ciò non è terribilmente difficile, basta volerlo fare e farlo con onestà intellettuale. Occorre smettere di cercare di convincere i nostri clienti che il costo del notaio è ampiamente ripagato dal minor rischio di contenzioso. Dal punto di vista del cliente ciò è sicuramente falso, perché gli si impone subito un costo certo, a fronte di un rischio incerto (e in molte delle nostre transazioni, un rischio nullo) privandolo della libertà di scegliere. È solo dal punto di vista dello stato che tale affermazione è vera.

 

4 PROGRAMMA D’AZIONE

Gli obiettivi declinati in termini generali nella sezione precedente possono essere trasformati in concrete linee di azione che possono essere perseguite anche da singoli notai, in tutta Italia.   Ovviamente è preferibile creare un coordinamento fra i notai di buona volontà, tuttavia non al fine di comprimere, ridurre e omologare, come si è fatto finora da parte delle istituzioni notarili, bensì nel senso di incoraggiare e comunicare tutte le vicende e le esperienze di eccellenza: quelle che funzionano in provincia e in economie rurali, quelle che funzionano nelle grandi città e nelle aree metropolitane. La finalità di questo programma politico è di fornire una traccia di riflessione e d’azione, ai notai di buona volontà, che non vogliano affidare il loro futuro professionale esclusivamente alle iniziative degli organi istituzionali e del Governo

4.1 LA PRIMA CASA DEGLI ITALIANI:    Per gli italiani che acquistano un appartamento prima casa il cui valore è pari o inferiore a € 100.000, l’onorario notarile viene ridotto a € 799,99, a condizione che l’acquisto non presenti problemi particolari. Questa proposta agli italiani va corredata di un elenco tassativo di attività professionali che sono comprese nella parcella da € 799,99, restando tutto il resto escluso.  Si potrebbe parlare dell’atto notarile “smart” per quelli che sanno risolversi le questioni da sé. La tariffa scontata sarebbe riservata alle persone che legalmente risiedono e lavorano in Italia e hanno meno di 35 anni. Per coloro che non hanno i requisiti per beneficiare della riduzione degli onorari notarili potrebbe essere prevista la dilazione del pagamento degli onorari notarili (IVA esclusa!) in 12 o 24 mesi, senza interessi, purché i pagamenti siano garantiti da RID o cambiali.

Il preventivo “PRIMA CASA DEGLI ITALIANI” comprende: accertamento dell’identità delle parti, controlli ipotecari e catastali, verifica che l’immobile abbia la concessione/licenza edilizia, liquidazione delle imposte sull’atto, effettuazione degli adempimenti conseguenziali. Il prezzo è pagato al rogito e la consegna delle chiavi avviene al rogito. Non vi sono situazioni sospese condominiali, che richiedano una disciplina nell’atto notarile. Le parti non richiedono modifiche all’atto notarile standard del notaio rogante.  La parte venditrice dispone dei titoli di proprietà e dei documenti catastali ed urbanistici. La provenienza dell’immobile non è successoria. Ogni accertamento e ogni attività ulteriori, danno diritto al notaio di essere remunerato per la maggior opera prestata.

4.2  RIDUZIONE DEL COSTO DEGLI ACQUISTI IMMOBILIARI. CHIARA DEFINIZIONE DEI DOVERI DEL VENDITORE:    L’esperienza e le statistiche notarili dimostrano che nell’80% dei casi in cui la pratica si presenta complessa, ciò deriva da vizi nella documentazione della parte venditrice che derivano da

  • Titolo di acquisto non disponibile/completo
  • Modifiche o altri interventi successivi all’acquisto
  • Problemi condominiali o di vicinato

Si tratta in sostanza di problemi della parte venditrice: ciò andrebbe chiarito e sancito in uno studio scientifico, che raccolga ed organizzi la dottrina e la giurisprudenza in materia di obbligazioni a carico del venditore nella compravendita immobiliare. Sarebbe auspicabile che il notariato pubblicasse questo come un proprio studio ufficiale, chiarendo alla luce della prassi e della giurisprudenza in materia, quali siano i documenti di cui il venditore debba disporre affinché l’acquirente debba integralmente farsi carico delle spese di acquisto. Oggi, purtroppo, nella dinamica negoziale fra compratore e venditore, spesso il notaio diviene lo strumento inconsapevole mediante il quale il compratore è indotto a farsi carico della negligenza della parte venditrice, sopportandone gli oneri aggiuntivi.  L’attuale prassi è antieconomica in quanto fa lievitare i costi dell’operazione di acquisto della casa. Inoltre nuoce all’immagine del notaio, in quanto egli oggi è il professionista che (ponziopilatescamente) fa ricadere sull’acquirente (in quanto suo cliente) i costi della superficialità o della negligenza del venditore.

4.3  DIFESA DEI DIRITTI DEL CONTRIBUENTE: Le recenti interpretazioni della legge di registro, ipotecaria e catastale da parte dell’Agenzia delle Entrate stanno moltiplicando le imposte che vengono richieste sugli atti notarili. Spesso imposte fisse non dovute (come nel caso delle donazioni), o imposte variabili di importo trascurabile per cui il singolo contribuente non ha interesse a contestare la pretesa fiscale. In questi casi occorre una azione concertata dei notai italiani, per fare rispettare la legge.  Non si può lasciare da solo il cittadino in un simile frangente: si ripeterebbe l’errore politico del “prezzo valore”. Errare è umano, perseverare diabolico!   I notai (di buona volontà) dovrebbero creare una commissione nazionale che risponde ai quesiti dei contribuenti, rilasciando delle omologhe fiscali preventive, con riferimento a determinate tipologie di atti e di operazioni ordinarie e straordinarie, in particolare al fine di evitare l’abuso da parte dello stato della figura dell’abuso del diritto.  Il modello cui ispirarsi è quello delle “commissioni massime” in materia di diritto societario.

4.4  IL NOTAIO COME GARANTE DELLE TRANSAZIONI DIGITALI: esistono in vari settori documenti amministrativi, deleghe funzionali, ecc. che oggi hanno la forma notarile, per il solo fatto che occorre la data certa e il non ripudio. Non esiste però un vincolo formale in base al quale sia necessario ricorrere all’atto notarile. La conseguenza di ciò è che l’atto diviene soggetto ad imposta di registro e bollo.   Oggi il notaio può, mediante gli stessi strumenti che utilizza per dare certezza all’atto pubblico informatico e alla scrittura privata autenticata informatica, conferire un notevole grado di certezza alle transazioni a distanza ed alla formazione del contratto mediante corrispondenza.  In una situazione economica drammatica come quella presente, occorre mettere a disposizione delle imprese e dei cittadini queste nuove forme di sicurizzazione e di certificazione del notaio.  Il successo delle cessioni di quote senza notaio e delle società da un euro e delle pubblicazioni su web di fusioni e scissioni, deve fare riflettere: una imposta di registro del 3% cui si aggiunge una incidenza degli onorari notarili e del bollo per un ulteriore 2%, sostanzialmente determina che il cittadino (e l’impresa) decidono di non effettuare la transazione, ovvero di effettuarla (se possibile) in forma privata, senza ricorrere al notaio.  La crisi sta intensificando questa tendenza: la percezione è che la certezza delle transazioni giuridiche ha un costo inaccettabile.   
Il notaio deve divenire strumentale e coessenziale alla riduzione dei costi di transazione.

4.5  IL NOTAIO COME CONSERVATORE DEI DATI E DEI DOCUMENTI INFORMATICI DELLE AZIENDE E DEGLI ENTI PUBBLICI:              La percezione che il notaio tecnologicamente evoluto possa fornire un particolare valore aggiunto nel campo della generazione e conservazione dei documenti digitali è sempre più diffusa.  Oggi notai in tutta Italia conservano i libri degli organi sociali di importanti multinazionali con sede in Italia, forniscono data certa alla emissione di fatture digitali, conservano documenti informatici, libri fiscali e dell’imprenditore, curano l’invio delle impronte all’agenzia delle entrate, producono estratti notarili di libri per l’emissione di atti monitori, contribuendo alla riduzione dei costi del back office aziendale, supportando il recupero dei crediti dell’impresa e rendendo certi ed incontraffacibili i libri e i documenti aziendali.  Più certezza, più efficacia a meno prezzo. Solo grazie al notaio! Questo programma politico ambisce a riunire questi notai pionieri e innovatori attorno ad un concreto programma d’azione.

4.6 IL NOTAIO COME CONSULENTE DELLE PERSONE E DELLE AZIENDE:          La legge italiana non fornisce adeguate soluzioni in una serie di situazioni delicate ed importanti della vita del cittadino e delle aziende: convivenza, patti matrimoniali e prematrimoniali, rappresentanza e assistenza agli anziani, passaggio generazionale dell’impresa, sostegno alle persone con esigenze speciali, ecc.   Occorre uno sforzo interpretativo collettivo della legge italiana, nel senso dell’ampliamento della autonomia negoziale e dispositiva del cittadino: le attuali norme limitative dell’autonomia negoziale sono unanimemente riconosciute come anacronistiche (divieto dei patti successori, divieto dei patti matrimoniali, divieto dei vincoli perpetui, mancata utilizzazione della negotiorum gestio, divieto della prelazione reale, ecc.).  Grandi giuristi come Galgano, Alpa, Rescigno, Di Sabato, Campobasso, (ecc.) hanno rivoluzionato la teoria generale del contratto, del diritto di credito, delle persone giuridiche, dell’abuso di diritto: teorie rivoluzionarie quando furono formulate, oggi dottrina dominante se non addirittura principi recepiti dal legislatore.  In una fase di transizione come questa, il notaio come docente e studioso, deve cercare di trovare nuovi equilibri interpretativi che aumentino le libertà e contemporaneamente le protezioni.  Tutti sappiamo che il diritto è innanzitutto prassi (si pensi solo alle così dette assemblee sulla carta): da troppi anni la posizione dei notai è quella di leggere in modo così conservativo la legge, da apparire retrogradi, limitandosi ad invocare il legislatore per le decisioni coraggiose.   Il coraggio argomentativo che i notai hanno mostrato nel sostenere che le cessioni di quote richiedessero comunque l’intervento del notaio, che le ipoteche possono essere cancellate solo dal notaio, ovvero che la tariffa notarile non è stata abrogata nel 2006, dovrà in futuro essere speso a favore della libertà e della protezione degli Italiani.

4.7  DEONTOLOGIA. Di recente ho subito una condanna disciplinare, per avere creato e gestito la piattaforma PESCO per le surroghe. Mi è stata inflitta la sanzione dell’ammonizione, confermata in Cassazione. ABI e CNN si apprestano a replicare l’iniziativa, cinque anni dopo.  Non mi esprimo dunque sulla necessità di un diverso approccio alla deontologia professionale.  Chi mi conosce, considera la condanna una dimostrazione dell’uso distorto che il notariato fa delle norme deontologiche (visione condivisa dall’AGCM, che ne propone l’abrogazione).  Chi non mi conosce, o avversa la mia visione del notaio professionista-pubblico-ufficiale, plaude e, anche sulle riviste notarili, scrive che avrei meritato una condanna molto più severa.

4.8  LOBBYING LEGISLATIVO. Il CNN dovrebbe cessare di proporre riforme che favoriscono i notai.  Oggi per ciascuna di queste riforme, anche quando è fuori discussione che siano soprattutto nell’interesse generale, viene chiesto ai notai di pagare un prezzo politico.   Il notariato dovrebbe concentrare i propri sforzi su:

  • Ampliamento dell’autonomia negoziale degli italiani
  • Eliminazione, previa studio approfondito, del gettito fiscale generato delle imposte di registro proporzionali dalle transazioni che oggi non fanno gettito (garanzie, obblighi generici, ricognizioni di debito, ecc.).  In generale sarebbe preferibile una imposta di registro fissa su tutti gli atti, tranne gli acquisti immobiliari.  La tassazione dei contratti obbligatori all’1% o al 3% fa si che le relative negoziazioni avvengano tramite altri professionisti, non il notaio.
  • Il cittadino italiano oramai è suddito dell’amministrazione fiscale, che lo priva dei più elementari diritti civili: privacy, diritto alla difesa, giusto processo. I poteri pubblici in materia di accertamento sono i più estesi ed unilaterali del mondo. Il notariato dovrebbe proporre una radicale riforma fiscale, di semplificazione e di equità (a parità di gettito), facendosi portatore degli interessi sia dello stato, sia dei cittadini, come è proprio della sua natura di pubblico ufficiale e libero professionista. In materia fiscale si potrebbe immaginare che la sede dell’autotutela o del tentativo di conciliazione potrebbe essere lo studio del notaio. Il notaio della conciliazione è pagato solo dal soccombente nell’eventuale contenzioso fiscale che segue al tentativo di conciliazione fallito, mediante una somma liquidata d’ufficio nel dispositivo della sentenza. Si potrebbe cercare di istituzionalizzare la figura dell’omologa tributaria di cui sopra al punto 4.3.
  • Omologa della separazione consensuale, evitando il rischio di contrapposizioni con l’avvocatura.
  • Omologa delle fondazioni e delle associazioni riconosciute
  • Possibilità di rogitare in lingua straniera, se conosciuta dal notaio, senza testo italiano a fronte nell’originale
  • Esenzione da bollo e registro per gli atti di soggetti residenti all’estero, che vengono a rogitare in Italia (sul modello della legislazione svizzera in materia).

Solo in seguito alla attuazione di riforme che vanno a “solo” beneficio dei cittadini e delle imprese, il CNN potrà di nuovo perseguire lobbying per riforme normative che “avvantaggino” i notai, come attribuzione di nuove competenze sussidiarie al notaio.  Il successo dei movimenti politici che promettevano agli italiani vantaggi economici tangibili ed immediati deve fare riflettere (IMU, rendita di cittadinanza, ecc.).

I notai sono in grado di fare dunque moltissimo per l’Italia. Forse più di ogni altra categoria, proprio grazie al proprio prestigio ed alla propria competenza professionale.

Occorre però che i notai, invece di rimpiangere il passato, inizino a creare delle organizzazioni professionali e istituzionali che guardano al futuro.  Ci vuole il coraggio di costruire il proprio futuro con le proprie mani, prescindendo dal legislatore. Se noi notai ci dimostreremo capaci, lo stato di certo ci seguirà.

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La crisi economica e i notai

Posted by on Gen 29, 2013 in Euronotaries | 0 comments

Nel 2012 si sono rogitate In Italia meno di 480.000 compravendite immobiliari, secondo dati provvisori dell’Agenzia del Territorio, pari a circa 8,5 compravendite al mese in media per notaio.
L’ISTAT (http://www.istat.it/it/archivio/71214) con riferimento ai mutui calcola che nel primo trimestre 2012 i mutui ipotecari sono calati del 50% rispetto al 2011 (64.000 iscrizioni/annotazioni d’ipoteca). Si può, dunque, ipotizzare che al 31.12.2012  non si saranno raggiunte le 200.000 iscrizioni/annotazioni d’ipoteca. Si tratta della più grande contrazione del mercato immobiliare e dei mutui dal 1942 – 1943, anni in cui i bombardamenti Alleati hanno iniziato a piovere sulle città italiane !

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Cosa é oggi la funzione pubblica del notaio?

Posted by on Gen 12, 2013 in Euronotaries | 0 comments

Cosa intendo dire, quando scrivo che la nostra funzione pubblica è gravemente malata, in stadio terminale?

Ecco:
– che funzione pubblica notarile é diventata, uno strano servizio pubblico senza una tariffa pubblica unica e vincolante. Occorre riconoscere che, però proprio noi notai, prima delle liberalizzazioni abbiamo ritenuto che non vi potesse essere una tariffa unica nazionale, a causa della notevole diversità dei costi di struttura fra Nord e Sud Italia e a causa della notevole diversità degli atti immobiliari fra città e campagna…
– che noi notai siamo un servizio pubblico che non é disponibile sempre o comunque in modo prevedibile e regolamentato: ad agosto trovare un notaio é difficilissimo… la domenica impossibile!
– infine, oggi se come notaio mi capita di dovere interloquire con un giudice, mi rendo conto che sempre più spesso sono considerato alla stregua di un qualsiasi cittadino, non come un pubblico ufficiale incardinato nella Direzione generale degli affari civili del Ministero della Giustizia;
– infine, ahimè, alcuni amici che si occupano di antiriciclaggio in Banca d’Italia e nella Guardia di Finanza, me l’hanno detto senza perifrasi: il notaio non é da loro percepito come un loro “alleato”, bensí come un professionista potenzialmente colluso con i soggetti indagati.  In materia di antiriciclaggio, cari colleghi, non aspettatevi alcun riguardo da parte delle autorità competenti !

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Perché non mi candido al Consiglio Nazionale

Posted by on Gen 11, 2013 in Euronotaries | 0 comments

Io non mi candido per le seguenti ragioni:

1) perché il sistema elettorale notarile introdotto nel 1991 é un Porcellum che consegna ad una poco significativa minoranza di notai (rurali) il controllo di un organo di categoria. La battaglia per la sopravvivenza del notariato si svolge nelle aree metropolitane, che non esprimono neppure 1/5 del CNN. Complimenti a chi ha scritto quelle norme elettorali. Ha ucciso una categoria. Se non erro, Laurini era presidente… comunque non é difficile immaginare i consiglieri di allora che gongolavano per lo straordinario peso politico che l’Abbruzzo o il Molise (tanto per dire…) avevano conquistato nella politica del notariato… BRAVI !

2) perchè non ho la vocazione del sindacalista. Purtroppo la stragrande maggioranza dei notai si aspetta che il CNN sia il loro sindacato e il sindacato sia la coscienza sindacale del CNN.  Io credo che dovremmo essere la classe dirigente del paese. Il nostro riscatto sta nel fare di più e meglio, non nel chiedere favori politici, protezioni, esenzioni, sovvenzioni.

3) perchè io credo che il notaio é soggetto alla legge e solo alla legge. Dal 1991 siamo stati inondati da una marea di norme regolamentari che io considero spazzatura.  Un enorme onere burocratico che legittima la mediocrità e punisce l’eccellenza. Credo che questa burocratizzazione abbia nuociuto al notariato più delle liberalizzazioni e degli accaparratori.

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L’Idea e il suo riflesso telematico

Posted by on Mag 3, 2011 in Digital Agreement | 0 comments

… il digitale ha (sia pure indirettamente) rilanciato l’industria dei concerti live che ha quasi quintuplicato il fatturato dal 1995 al 2009 (da 1,8 a 8 miliardi di dollari).
http://www.businessinsider.com/chart-of-the-day-music-industry-sales-2011-2
Il grafico di Businessinsider.com mostra che inizia il crollo delle vendite di contenuti musicali su supporto tradizionale, a partire dal 1999, l’anno in cui Napster era divenuto popolare…
Il digitale nel campo della musica non ha determinato solo la sostituzione di un supporto con un altro, ma il ritorno al live (la fascia rossa di downloads rimane minimale).
Personalmente quando dico che il digitale sta aprendo una nuova epoca di tradizione orale, intendo dire proprio questo: che grazie al digitale sta nascendo la fame di informazione viva e (come nei cibi) ci si allontana progressivamente dalla necessità del pastorizzato, inscatolato, impacchettato.
Ci si allontana dall’informazione “sicura” “garantita”, predigerita. Si opta per la partecipazione in tempo reale.
Ci sará qualche gastrite in più… ma la mozzarella non sterile é certamente più saporita di quella sterilizzata.
Idem per le informazioni (che odio chiamare “content”, in quanto implica la necessità del packaging).
Finalmente l’informazione viaggia libera, virale, infettiva, non più prigioniera di papiri, codici, libri, gazzette, giornali, radiogiornali, cinegiornali, telegiornali, … blog.
Di cellulare in cellulare. Di mail in mail.
In tempo reale…
http://www.alarabiya.net/articles/2011/02/11/137245.html
Ormai la storia la si fa e la si riprende, al tempo stesso.
Fare la storia, oramai, vuol dire trasmettersi mentre la si fa.
Vuol dire costruire una catena di eventi riflessa da una rete di specchi digitali.
Mai il confine fra fatto e rappresentazione del fatto é stato più labile, e l’interazione più circolare ed imprevedibile.
Come gli eventi di questi giorni.

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Knowledge Economy e Professioni “protette”

Posted by on Feb 3, 2011 in Digital Agreement | 0 comments

Knowledge Economy e Professioni “protette”

L’immagine che allego pubblicata su http://www.economist.com/node/17929013?story_id=17929013, mostra che l’indice di ineguaglianza fra ricchi e poveri a livello globale si sta riducendo.
Dal punto di vista del 90% della popolazione mondiale, il mondo sta diventando un posto meno ineguale.
Considerato che circa due miliardi di persone vivono con circa 1000 euro all’anno a testa, si tratta di una meravigliosa notizia.

Contemporaneamente, nei principali paesi OECD nonché in India e Cina negli ultimi 20 anni l’indice GINI di ineguaglianza é aumentato.
Ciò é dovuto all’aumento del reddito delle persone munite di un titolo di laurea (un aumento di quasi il 30% nello stesso periodo di tempo), mentre il reddito dei diplomati (di scuola secondaria) é risultato stagnante, se non in flessione.

Nelle libere professioni “protette”, tuttavia, il trend degli ultimi 20 anni nei paesi OECD (non in India e Cina) é stato negativo. Nel complesso negli ultimi anni a livello OECD si é avuto un indebolimento del reddito professionale: di quasi il 60% per i medici (tranne che negli USA), del 20% per le professioni legali.
Con il risultato che il reddito medio dei laureati in economia che non svolgono una professione protetta in alcuni paesi ha superato il reddito dei commercialisti, periti industriali, commerciali etc. .

Eppure…
100 anni fa quasi l’80% del reddito dell’1% più ricco, derivava dalla proprietà. Oggi il 70% del reddito del medesimo 1% deriva dal lavoro.
Anche questo trend, non sembra disdicevole sul piano morale e politico.

Al di là delle considerazioni morali, nessun governo del mondo é in grado di controllare o anche solo cambiare questi macro-trend economici.
I dati mostrano che la redistribuzione fiscale da sola non funziona (né sul piano sociale, né sul piano economico, nè sul piano politico).
Pertanto i governi OECD cercano di redistribuire il reddito (verso i ceti medi) usando due strumenti che (almeno fin’ora) hanno “ben funzionato” (anche perché meno invisi di un aumento delle tasse):
—- a) riducendo le situazioni di oligopolio controllato dallo stato (i.e. “libere” professioni);
—- b) agevolando in modo abnorme l’accesso al credito per l’acquisto della prima casa.

Pertanto il “sapere” é premiante nei paesi OECD, soprattutto fuori del contesto delle “professioni protette”, che negli ultimi 20 anni hanno subito un “doppio prelievo” da parte dello stato (prelievo fiscale e prelievo di competenze, redistribuite sotto l’egida delle “liberalizzazioni”).

Il vero problema che assilla le libere professioni OECD, non é quello della riduzione delle competenze o della negoziabilità delle tariffe.
Il problema é il crollo della redditività marginale della libera professione.
L’economia neglio ultimi 20 anni ha premiato soprattutto la capacità di innovare, di scoprire nuovi mercati (Microsoft, SAP, Oracle, Google, Facebook, Apple, HTC, Tata, …)
50 anni fa il guadagno giornaliero di un professionista spesso era un multiplo del reddito medio mensile di un impiegato (vi erano meno professionisti ed avevano una marginalità molto maggiore).
Oggi non é più così. E non (solo) perché sono crollate le tariffe. Soprattutto perchè sono esplosi i costi ed e crollata la produttività degli studi professionali che non hanno innovato i loro processi al medesimo ritmo in cui é cambiata l’economia e la società.

Per cui in un mondo che va decisamente nella direzione giusta (meno povertà, più reddito da lavoro e meno rendite di posizione), i professionisti “protetti” si lamentano di essere lasciati … “indietro”.
Come se la protezione delle loro tariffe e delle loro competenze potesse riportare loro (o il mondo) indietro di 50 anni.

Ma che fine faranno i diritti (anche costituzionalmente protetti) dei cittadini (giusto processo, salute, pensiero e stampa, istruzione, ecc.), se le libere professioni (non piú) protette sprofondano socialmente?
Nasceranno dei nuovi diritti costituzionali, sostitutivi o integrativi? … al software libero/open, alla net-neutrality, … ?
L’innovazione, alla fine, salverà o darà il colpo di grazia alle libere professioni tradizionali ed ai diritti di cui esse erano custodi ?

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Identità Digitali

Posted by on Apr 4, 2010 in Digital Agreement | 0 comments

In una mailing list si è ipotizzato di utilizzare la PEC come strumento
di identificazione.

La PEC per identificare le aziende e le altre organizzazioni sicuramente
è attuabile.
Per identificare i privati sono dubbioso: quasi nessuno può e sa davvero
gestire originali digitali (le raccomandate digitali) sui propri computer.
La norma italiana (art. 6 comma 3 del DPR sulla PEC) che sancisce che la
ricevuta di consegna della PEC costituisce prova dell’avvenuta consegna
del messaggio al destinatario, penalizza gli utenti privati. Oggi il
loro computer é molto più insicuro e soggetto ad attacchi delle loro
abitazioni.
Dire che la consegna di una raccomandata sul PC equivale alla consegna
di una raccomandata a casa é una finzione giuridica, che non ha
riscontro nei fatti.

Ciò detto, concordo sul fatto che occorra una tecnologia aperta e
standardizzata per gestire le identità on-line.
Al tempo stesso, credo che stiamo parlando di idee/soluzioni (ad oggi)
così altamente creative, che non sono ancora maturi i tempi per la
standardizzazione.
Insomma, occorre il genio creativo di un imprenditore di grande talento,
per trovare una soluzione bilanciata alla componenti dell’identità
digitale (analogamente a iPod, iPhone, facebook, ecc., che hanno creato
oggetti socialmente e culturalmente accettati, laddove altri avevano
provato, senza riuscire).
Comunque, visto che comunque si tratta di applicazioni che fanno uso
della crittografia, certamente il comitato ETSI che presiedo é
competente a redigere i relativi standard.
Inoltre rientra nel programma della Commissione UE COM 798/2008, che
troverá attuazione nei prossimi 4 anni, ma lo standard non sarebbe
sufficiente a garantire l’adozione sociale …

Infine, non per fare il “visionario” a tutti i costi, ma mi sembra
essenziale aggiungere che la nostra identità non é un codice fiscale o
un numero allo stato civile.
Id-entità, vuol dire entità uguale (costante ed eventualmente singola,
ossia unica).
Parlando di una persona fisica, queste caratteristiche ontologiche erano
immanenti nella natura fisica della persona: se chiudi una persona in
una cella (anche se non sia chi sia) quella persona cessa di circolare
liberamente.

Con le identità virtuali, il discorso si complica notevolmente.
Un identificativo crittografico certamente é unico e inconfondibile. Ma
é liberamente associabile a qualsiasi entità fisica o giuridica.
Se blocchi un identificativo giuridico, non blocchi la persona (o le
persone) ad esso relative, che possono risorgere all’infinito, come
l’araba fenice.
Insomma l’id-entità digitale, non é e non può essere una id-entità, se
riferita a delle persone o a degli oggetti fisici.

Ciò che si puó, invece realizzare, é di identificare degli oggetti
sociali (immateriali, come il danaro) mediante identificativi crittografici.
Vale a dire é possibile e anche facile munire di id-entità una somma di
danaro, una disponibilità di credito, un testo, un know how, ecc.

Con ciò diventerebbero dei mini-patrimoni-separati, una sorta di
mini-soggetto-giuridico-a-scopo-limitato (più che a responsabilità
limitata).

La digital disruption applicata alle società di capitali: dopo la
dematerializzazione del danaro (Bretton Woods) e delle azioni (Monte
Titoli), si dematerializzano i soggetti giuridici che si moltiplicano
(da organismi complessi diventano organismi cellulari) e cessano di
avere proprietá fisiche (una sede con mura tavoli sedie e un indirizzo
stradale, dei rappresentanti che sono persone fisiche, dei soci).

Non per dire che non si può fare. Ma per dire che oggi si fa, anche se
con strumenti approssimativi e rischiosi, che non assomigliano neppure
vagamente a ciò che verrà.
Come i primi aerei.

Roba da capitani coraggiosi. Eppure volavano … ed erano una figata
pazzesca!

RG

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