Digital Agreement

Atto notarile telematico: si può (anzi si deve)!

Posted by on Dic 5, 2017 in Digital Agreement | 0 comments

Il 2 dicembre 2017 ho tenuto a Ragusa al Convegno organizzato dal Consiglio Notarile Distrettuale una relazione dal titolo “Atto pubblico e scrittura privata informatici”, in cui dimostro come oggi sia possibile stipulare atti notarili telematici, nel pieno rispetto della legge notarile.

Genghini 2017-12-02RagusaNuoveFrontiereDelNotariato

Non solo la nel 2014 Corte Suprema degli Stati uniti ha riconosciuto che uno smartphone debba essere considerato quasi come parte della persona fisica, dal punto di vista dell’habeas corpus nel caso  Riley vs. California, ma anche il Consiglio Notarile di Milano nel 2016 ha deliberato che per i malati di SLA il computer con puntatore ottico costituisca il loro “naturale” modo di manifestare la propria volontà, per cui secondo l’orientamento ispettivo del Consiglio Notarile di Milano n. 6 del 14 giugno 2016 non occorre la presenza dell’interprete e dei testimoni alla stiupula di un atto di un malato di SLA che possa comunicare solo con il movimento degli occhi.

Tale interpretazione evolutiva della legge notarile é stata avallata dal  Tribunale di Venezia.

Ne consegue che i concetti di dichiarazione della volontà e di compresenza di notaio e parti nello stesso luogo vanno lette alla luce dell’evoluzione tecnologica e semiotica della società del terzo millennio.

…da un certo punto di vista, per il diritto, stiamo cominciando a mutare e a divenire dei cyborg… come ci fa intendere Maurizio Ferraris nel suo emozionante “Anima e iPad

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LA FIRMA DIGITALE, IL SUO USO E I CAMBIAMENTI CHE VERRANNO

Posted by on Apr 28, 2015 in Digital Agreement | 0 comments

Affinché una nuova tecnologia sia utilizzata appieno e sia disegnata e implementata in modo da esprimere tutto il suo potenziale, occorre almeno qualche decennio. Ad esempio, le prime automobili erano disegnate come delle carrozze con i cavalli, solo che al  posto dei cavalli avevano il motore e al posto del cocchiere un autista (di solito un ex stalliere, che puzzava di cavallo, per cui era meglio tenerlo fuori dell’abitacolo, esattamente come nelle carrozze).

Se il design dell’automobile non avesse avuto un’evoluzione, l’auto sarebbe rimasta (come i motoscafi e gli aerei) un oggetto utilizzato esclusivamente da una piccola minoranza. Il successo industriale e sociale dell’automobile è anche il successo di una concezione e di un disegno industriale che hanno reso l’automobile un oggetto che tutti potevano e volevano avere: il pickup roadster della ford (1915) riprodotto qui sotto è stata la prima automobile di massa. Il SUV è andato “forte” sin dall’origine dell’industria automobilistica !

 

 

Oggi la firma digitale e la firma grafometrica, vengono usate per firmare documenti informatici che si presentano ad un sottoscrittore come se si trovassero nello stesso luogo in cui si trova il sottoscrittore.  A volte è effettivamente così, a volte, invece, i documenti si trovano su un server che potrebbe essere in un’altra stanza o persino in una località distante.

Tuttavia, oggi non ha più nessuna rilevanza dove si trovi il sottoscrittore e dove si trova il documento informatico da sottoscrivere.  Ciononostante gli unici processi di firma digitale effettivamente usati, si presentano al sottoscrittore come processi in cui si firma qualcosa che si ha “davanti”. In questo proseguono una prassi millenaria, secondo la quale il documento e il sottoscrittore dovevano trovarsi nello stesso luogo in un preciso determinano momento, al fine di rendere possibile la sottoscrizione!  Insomma la firma digitale oggi è ancora in una fase embrionale, come l’automobile  a forma di carrozza, idonea ad un uso puramente marginale/elitario.

Il fatto è che la firma digitale, invece, servirebbe proprio a firmare cose lontane. Per firmare documenti che sono presenti nel medesimo luogo in cui si trova il sottoscrittore, la penna e la carta funzionano benissimo, anzi meglio della firma digitale: per firmare un foglio ci vogliono tre secondi; per apporre una firma digitale (e verificarla, come richiesto per essere certi della sua validità tecnica) occorrono non meno di 5 minuti, se tutto va bene.  Per cui a meno che non si debbano mettere decine/centinaia di firme, la penna e la carta sono 100 volte più efficienti !

È una assurdità postulare che la legge richieda che il documento informatico, le parti e il notaio siano compresenti in una medesimo luogo fisico (posto che tale compresenza è del tutto inutile): si tratta di una affermazione che nega in radice ogni possibile utilità alla firma digitale davanti al notaio, trasformandola in un gadget tecnologico inutile e complesso, che affievolisce (a causa della sua complessità) la certezza giuridica, invece di aumentarla.  Il rito della firma alla presenza del notaio si è perfezionato nei secoli, come un rito in cui il notaio controlla le parti e le parti (ed i testimoni) controllano il notaio. Tutto ciò non funziona affatto, nel caso della firma digitale, perché le parti che si avvalgono del notaio sono in una condizione fisica e tecnica analoga a quella del cieco (che non può vedere il documento da firmare), per cui non possono realmente controllare l’operato del notaio.

Conseguentemente, l’atto notarile informatico, del XXI secolo è un atto telematico che:

  1. richiede sempre la presenza dei testimoni (o di un sistema informatico che opera come testimone), in quanto nessuno è in grado di controllare i processi informatici a parte il notaio stesso;
  2. non richiede affatto che il notaio e le parti si trovano nello stesso luogo, dato che la compresenza spazio-temporale richiesta dalla legge notarile per svolgere la funzione notarile viene ricreata nel cyberspazio dall’infrastruttura di firma che opera sotto l’esclusivo controllo del notaio, a prescindere da dove si trovano le parti.

La legge notarile del 1913 all’articolo 71 prevede gli atti conclusi a distanza mediante il telefono e il telegrafo.  Il notaio del XXI secolo (secondo la lucida visione del legislatore italiano di un secolo fa) è il soggetto che più di ogni altro ha le competenze giuridiche, tecnologiche e la fiducia sociale per trasformare una telefonata, uno scambio dati, una interazione fra una persona e un sito web in una prova irrefutabile di ciò che è accaduto, sia mediante l’atto a forma notarile, sia mediante altre forme probatorie più snelle ed economiche.

La missione sociale del notaio è di portare la certezza del diritto dove non c’é. Come ha fatto per mille anni garantendo l’accesso alla proprietà immobiliare e la certezza della proprietà delle aziende, che sono alla base della ricchezza del mondo occidentale in generale e, in particolare, dell’Italia che nei 100 anni fra il 1880 a il 1980 è risalita nella classifica mondiale da paese semi-povero (circa settantesimo posto, con un reddito pro capite pari a ¼ di quello degli inglesi) ad uno dei sette paesi più ricchi del mondo, alla pari con l’Inghilterra.

Oggi la nuova frontiera della funzione notarile è di essere al fianco del cittadino là dove è più aggredibile ed indifeso: nelle transazioni on-line.

Basta bolli, imposte di registro e formalismi borbonici che lo stato italiano ha imposto sugli atti notarili, rendendoli antieconomici!   Oggi su ogni atto notarile lo stato preleva in media 2.700 euro[1].  Il notaio telematico oggi può dare alle transazioni telematiche, perfino alle telefonate il medesimo valore probatorio dell’atto notarile, che non ammette prova contraria. Qualora ciò avvenga certificando e dando data certa ai contratti a distanza (o per corrispondenza) si estenderà ad ogni forma di negozio giuridico la tutela preventiva del notaio, che ha come effetto la riduzione di almeno il 95% dei rischi legali e del contenzioso[2]. L’utilizzo del notaio nella contrattazione a distanza, dunque, potrebbe portare ad una significativa riduzione del numero delle cause, nell’ordine di almeno un milione l’anno, con un risparmio per la collettività pari ad almeno 5 miliardi di euro l’anno, semplificando il procedimento di formazione del contratto: basta una telefonata o una stretta di mano virtuale on-line ! Purché sotto l’occhio vigile e imparziale del notaio: il giudice di legalità preventiva, che ciascuno può scegliersi per mettere in sicurezza le sue transazioni telematiche!  Trattandosi di contratti informatici, essi non sarebbero soggetti al momento della loro formazione né all’imposta di registro, né a quella di bollo.

Nell’ambito di procedure automatizzate on-line, il costo del notaio potrebbe scendere ben al di sotto dell’1% del valore della transazione. Forse addirittura sotto lo 0,01%, per cui non avvalersene significa aumentare del 95% il rischio legale, per risparmiare meno del costo di un caffè al bar!

Ad esempio, grazie al Notaio telematico:

  • si possono usare on-line tecniche di anonimizzazione che consentono agli utilizzatori di Internet di visitare siti commerciali, senza sacrificare il proprio diritto alla privacy e fornendo al tempo stesso ai siti la certezza di interagire con persone reali, con potenziali clienti esi posson non con hacker o bot;
  • si può concludere per corrispondenza contratti aventi data e contenuto certi, anche se privi di autentica notarile;
  • si può procedere alla registrazione telematica di atti privati, soggetti a registrazione in termine fisso;
  • si può emettere fatture elettroniche verso la PA e verso le aziende che lo richiedono;
  • si possono conservare documenti firmati digitalmente con le relative verifiche di firma, per assicurare la validità nel tempo di contratti informatici;
  • si può trasformare una transazione telematica in un formato sicuro, che certifica il contenuto dell’interazione fra due soggetti (persone fisiche o giuridiche): sia telefonate (VoIP), sia transazioni con siti web (HTML), sia trasferimenti di files (FTP o HTML), sia messaggi di posta elettronica (SMIME e altri protocolli mail aperti).

[1] Secondo l’ISTAT il gettito dell’imposta di bollo e di registro è di oltre 10 miliardi, e si stipulano circa 2 milioni di atti notarili, che rappresentano circa il 50% del gettito dell’imposta di bollo e di registro.

[2] Il contenzioso sugli atti notarili é di circa 1:10.000 e rappresenta dunque lo 0,003% del contenzioso civile totale.

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IT Security: la fine del medio evo (RSA Conference 2015)

Posted by on Apr 23, 2015 in Digital Agreement | 0 comments

Potrebbe essere una svolta epocale nella cybersecurity: la fine del medio evo della sicurezza informatica!

Amit Yoran, il nuovo Chairman di RSA ha detto tre cose importanti nel suo bellissimo keynote ieri 21 aprile 2015.

Ancora non è disponibile il video ma la trascrizione http://charge.rsa.com/amit-yoran-keynote/

  • Stiamo perdendo la battaglia contro gli hackers: la tecnica delle firewall non funziona. Nel 95% dei casi vengono bypassate usando credenziali autentiche sottratte mediante attacchi di social engineering. Vengono costruiti portoni blindati e muri informatici circondati da fossati profondi pieno di coccodrilli (informatici), come nel medio evo. Ma il nemico entra dalla porta principale ed è già ovunque dentro le mura informatiche. Occorre studiare soluzioni di sicurezza che prendono atto di questo stato di cose: le mappe militari che usiamo per definire la sicurezza informatica non sono aggiornate e non descrivono il campo di battaglia. Due sono gli unici possibili pilastri della riscossa oggi: identità/autenticazione digitale e mettere in relazione i dati con i percorsi che i dati seguono.
  • Identità digitale. Occorre disporre di una definizione di identità digitale che sia affidabile ma anche vera. La parte facile è “affidabile”: la crittografia risolve il 99,99% dei problemi. La parte difficile è “vera” un numero o una chiave crittografica non sono una identità: sono uno strumento di identificazione. È una differenza enorme, ma poco compresa. Il problema della “verità” dell’identità non è un problema tecnologico, è un problema linguistico, culturale e giuridico.
  • Mettere in relazione i dati con i percorsi che i dati seguono. Significa che la sicurezza informatica di domani assomiglierà meno a un piano di difesa di una città sotto assedio e molto più a un codice della strada, che stabilisce dove possono camminare i pedoni, dove le auto, dove i camion, e con tutte le regole su velocità, controlli di sicurezza, ecc. ecc.

http://www.usatoday.com/story/tech/2015/04/21/rsa-amit-yoran-computer-security-failed/26139927/

http://fortune.com/2015/04/21/rsa-conference-amit-yoran-keynote/

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Google? L’utile ebreo!

Posted by on Dic 15, 2013 in Digital Agreement | 0 comments

Una volta i russi per uscire dall’URSS dovevano ottenere un visto d’uscita, prima di potere poi chiedere un visto per entrare nel paese che volevano visitare.
Si chiamava cortina di ferro, muro di Berlino, guerra fredda…

La normativa fiscale di tutti i paesi ricchi e con elevata pressione fiscale ha da tempo eretto un muro di Berlino fiscale per impedire alle aziende di viaggiare.  Un muro che é diventato sempre più alto e che ora si vuole con determinazione rendere insuperabile:

– elevata tassazione delle cessioni d’azienda all’estero
– altrettanta elevata tassazione del trasferimento della sede all’estero
– elevata tassazione delle fusioni internazionali (ma non infra UE)
– rigide regole sul transfer pricing (con molte presunzioni talora pretestuose)
– e, solo in Italia, una serie di presunzioni assolute e relative, per cui oramai anche l’operatività intercompany é diventata una lotteria fiscale in cui non si vince nulla, ma si perde tanto.

Vedo una curiosa simmetria storica: durante la guerra fredda i regimi comunisti dovevano obbligare i cittadini a rimanere nella terra promessa della giustizia sociale, sennò sarebbero scappati. Oggi i regimi democratici debbono obbligare le aziende a non scappare dalla libertà e dal capitalismo.
E si comincia a leggere che, ad esempio in Giappone, i percettori di assistenza sociale divengono destinatari di norme che vietano loro di entrare in postriboli e case di gioco, senza che nessuno si ponga il problema che in tal modo si crea un nesso fra libertà personale e soldi che va contro ogni principio costituzionale e fa carta straccia dei diritti civili. Per cui, in sostanza, nasce (di nuovo!) un trade-off fra stato sociale e libertà individuale.

Chiunque ha studiato storia al liceo, non può fare a meno di notare che questa era la teoria sociale dei fascisti e dei nazisti: in cambio di un poco più di sicurezza, occorre rinunciare ad un poco di libertà.   Sappiamo come è andata a finire.  Fatemi dire che sono scandalizzato e preoccupato, perché nessuno è più capace di indignarsi e si considera questo andazzo normale e giusto.

Invece io ho la sensazione che oggi l’evasione fiscale abbia assunto il ruolo del capro espiatorio alla stessa stregua degli ebrei, degli omosessuali, dei comunisti e degli zingari negli anni trenta, durante la grande depressione.  Provate a chiederlo a quei pochi che ancora ricordano quei tempi!
A me lo raccontava mia nonna, tedesca. Le chiesi quando avevo 14 anni, circa quaranta anni fa, quando mi ha portato a Buchewald: “Perché questo odio dei tedeschi contro gli ebrei? Come può essere che venissero sterminati e voi non avete fatto nulla?”.
“Guarda Riccardo che sui giornali abbiamo letto e al cinema abbiamo visto tante di quelle storie di ebrei usurai, di ebrei ricchi che vessavano noi ariani, che veramente era difficile dopo dieci anni di quella propaganda immaginare che ci fosse una ragione diversa dal complotto giudaico massone per i problemi della Germania.  A noi dicevano che gli ebrei venivano spediti in Polonia, non per essere sterminati, ma per consentire loro di vivere segregati. In pratica noi credevamo a una soluzione finale come l’Apartheid del Sud Africa. Per questo prima li abbiamo identificati e schedati, poi abbiamo impedito loro di nascondersi fra noi (la stella gialla di Davide sulle giacche). E alla fine li abbiamo messi sui treni per andare in Polonia”.
Analogamente a 80 anni fa, noi da 10 anni leggiamo storie di persone luride che nascondono i soldi nei materassi e girano in Ferrari, come se l’evasore tipico fosse quello. Mi chiedo: su 100.000 accertamenti fiscali, quanti sono quelli che vengono fatti per la mancanza di un timbro su una ricevuta e quanti per sanzionare una persona che ha sistematicamente evaso il fisco?   Quanto si recupera dagli evasori totali e quanto dai cittadini comuni?
E negli anni trenta, quanti cittadini in Europa hanno perso del tutto la libertà, per acchiappare quanti zingari, comunisti, omosessuali ed ebrei ?

Oggi l’evasore totale (e, analogamente, il “grande” evasore) ha la funzione di giustificare un sistema fiscale repressivo e iniquo e di farci dimenticare che oramai siamo prigionieri di un sistema che non ci farà più uscire dal suo muro di contenimento.  Se un lavoratore di 50 anni (come me) si trasferisce all’estero perde la pensione per sempre.  Non esiste un visto di uscita da questo sistema previdenziale e contributivo: o, meglio, posso andarmene se riesco ad iscrivermi all’AIRE e se sono disposto a perdere tutti i miei risparmi (forzati!) versati nelle casse previdenziali obbligatorie.  I russi potevano scappare dall’URSS, noi (a partire da una certa età contributiva) non più, perché non potremmo trovare mai più un lavoro che possa compensare per tutto quello che perdiamo andando via.

Oggi si ritiene ovvio che una persona che non paga le tasse vada perseguita con ogni mezzo (non ancora la tortura e il confino, ma qualche contribuente che si é suicidato c’é stato già). Oggi si ritiene efficace utile ed accettabile sia il contribuente che deve dimostrare la propria fedeltà fiscale (in piena violazione del principio di presunzione di non colpevolezza sancito dalla costituzione di tutti i paesi liberi, e in Italia dall’articolo 27 della Costituzione): una prova quasi impossibile da quando sono entrate in vigore le norme sull’abuso del diritto (fiscale). In effetti c’è sempre un modo per fare un’operazione economica e pagare ancora più tasse!  Dunque contribuente è sempre colpevole, per cui lo si induce a comprarsi le indulgenze fiscali (condoni), che sono l’equivalente della tessera del partito fascista di 80 anni fa. Sempre 80 anni fa furono introdotte presunzioni di colpevolezza persino nel codice penale, espressamente vietate dalla Costituzione della Repubblica Italiana. La deroga al principio costituzionale di presunzione di innocenza si giustifica moralmente con l’imperativo categorico di trovare una “Wunderwaffe” contro gli evasori totali e i grandi evasori.  Ma se in Cina ci sono norme analoghe, ci indignamo.  Perché la Cina non ha legittimazione democratica che ha il nostro stato!  Davvero?

Il contribuente oggi è suddito, prigioniero del muro di Berlino fiscale e ora (finalmente!) il fisco può guardare dentro i conti correnti di tutti per fare le sue valutazioni e conclusioni (Gerico, Redditometro, e compagnia cantando).  Poi sta a noi trovare le prove che queste presunzioni sono errate!

Lasciatemelo dire che eravamo molto più liberi sotto Mussolini, rispetto ad oggi.  I portieri ed i guardiani condominiali del ventennio fascista hanno qualcosa di serenamente bucolico, al paragone dell’attuale mostro giuridico-tecnologico che traccia ogni nostra spesa, che ci impone passaporti digitali e presto anche una identitá digitale! Trasformandoci così in sudditi colpevoli, fino a prova contraria, prigionieri da un sistema dal quale é impossibile evadere (a differenza dell’URSS e della Germania nazista)!   Non sono sicuro che in Cina vi sia un controllo altrettanto capillare sui cittadini. E, se vi fosse, non vedo perchè il nostro sarebbe “buono” e il loro “cattivo”.   Entrambi i sistemi lottano contro i nemici dello stato.

Come non vedere che questo sistema genera evasione fiscale anche dove non ce n’é ?
Prendiamo i casi di Google, Apple, che tanto scandalizzano noi europei ed altre società non europee che da noi pagano poche tasse.
Dove viene generato il valore aggiunto (reddito) di Google? E di Apple? Da noi, negli Apple stores?
Siamo sicuri? Io no, non ne sono persuaso.

Penso che il valore aggiunto sia generato nella loro sede sociale, dove viene inventata la tecnologia, il modello di business e il design che ha reso tali società un patrimonio insostituibile dell’umanità. Per cui è uno scandalo che non paghino le tasse negli USA, mentre è normale che non paghino (molte) tasse da noi in Europa.

Facciamo la prova al contrario.
Prendiamo la Volkswagen (una società tedesca): dove viene creato il valore aggiunto delle auto Volkswagen? Nella fabbrica dagli operai (che fanno un lavoro che si potrebbe fare identico ovunque nel mondo)? Nelle concessionarie che vendono con un margine operativo di un migliaio di euro e con un altissimo rischio di magazzino invenduto, per cui spesso in perdita? Oppure il valore aggiunto è il brand, la qualità della progettazione  e la concezione del modello di business della Volkswagen?

Se si ragionasse con Volkswagen come si ragiona con Google e Apple, si dovrebbe sottoporre a tassazione negli USA anche parte degli utili realizzati dalla casa madre con sede in Germania, a Wolfsburg.  Sarebbe giusto ? Perché se è giusto per Google ed Apple, deve essere giusto anche per tutti gli altri prodotti che vengono pensati e realizzati all’estero, ovunque nel mondo.   A me pare evidente che il valore aggiunto quasi mai sta nel punto vendita o nel punto di produzione/erogazione.  Perché se fosse così non si capirebbe perché tante case automobilistiche sono fallite e perché tante aziende informatiche sono fallite.

Ad esempio la Kodak: è un caso esemplare in cui la incapacità di chiudere centri di produzione e di erogazione dei servizi (che perdevano, invece di generare ricavi) ha distrutto una società che aveva inventato non solo la fotografia, ma anche brevettato metodi di stampa delle fotografie digitali.

Solo in seguito a 10 anni di indottrinamento sulla gravità sociale e la depravazione morale dell’evasione fiscale, si può arrivare a credere che Google (o Apple) crei utili in Italia, che sono proporzionali al suo fatturato in Italia.   Lo crediamo perché ci fa comodo crederlo. Occorre pagare il nostro debito pubblico e occorre finanziare uno stato sociale che assorbe dal 60% (in Italia) al 75% della spesa pubblica (in Europa), con decine di milioni di persone che dipendono da esso.

Dunque un riflesso condizionato, pavloviano.  Noi prigionieri del muro di Berlino fiscale, loro liberi ed immorali che si tengono tutti i soldi e li spendono in super-yacht aerei privati e prostitute bellissime.
Dobbiamo prenderli ! Dobbiamo fermarli !

Google: l’utile ebreo.

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