Posts by riccardogenghini

IT Security: la fine del medio evo (RSA Conference 2015)

Posted by on Apr 23, 2015 in Digital Agreement | 0 comments

Potrebbe essere una svolta epocale nella cybersecurity: la fine del medio evo della sicurezza informatica!

Amit Yoran, il nuovo Chairman di RSA ha detto tre cose importanti nel suo bellissimo keynote ieri 21 aprile 2015.

Ancora non è disponibile il video ma la trascrizione http://charge.rsa.com/amit-yoran-keynote/

  • Stiamo perdendo la battaglia contro gli hackers: la tecnica delle firewall non funziona. Nel 95% dei casi vengono bypassate usando credenziali autentiche sottratte mediante attacchi di social engineering. Vengono costruiti portoni blindati e muri informatici circondati da fossati profondi pieno di coccodrilli (informatici), come nel medio evo. Ma il nemico entra dalla porta principale ed è già ovunque dentro le mura informatiche. Occorre studiare soluzioni di sicurezza che prendono atto di questo stato di cose: le mappe militari che usiamo per definire la sicurezza informatica non sono aggiornate e non descrivono il campo di battaglia. Due sono gli unici possibili pilastri della riscossa oggi: identità/autenticazione digitale e mettere in relazione i dati con i percorsi che i dati seguono.
  • Identità digitale. Occorre disporre di una definizione di identità digitale che sia affidabile ma anche vera. La parte facile è “affidabile”: la crittografia risolve il 99,99% dei problemi. La parte difficile è “vera” un numero o una chiave crittografica non sono una identità: sono uno strumento di identificazione. È una differenza enorme, ma poco compresa. Il problema della “verità” dell’identità non è un problema tecnologico, è un problema linguistico, culturale e giuridico.
  • Mettere in relazione i dati con i percorsi che i dati seguono. Significa che la sicurezza informatica di domani assomiglierà meno a un piano di difesa di una città sotto assedio e molto più a un codice della strada, che stabilisce dove possono camminare i pedoni, dove le auto, dove i camion, e con tutte le regole su velocità, controlli di sicurezza, ecc. ecc.

http://www.usatoday.com/story/tech/2015/04/21/rsa-amit-yoran-computer-security-failed/26139927/

http://fortune.com/2015/04/21/rsa-conference-amit-yoran-keynote/

Read More

#Nazismofiscale: fatti e leggende

Posted by on Dic 7, 2014 in Politica | 4 comments

nazismo-fiscale

Evasione fiscale: lettera aperta all’ex ministro Visco

Signor Visco,

Nel suo articolo del 7 dicembre sul Corriere della Sera, mancano i dati.

Ci dia i numeri per favore… c’è una grande differenza fra fatti e leggende.

La propaganda populistica stile fascismo e comunismo del XIX secolo, non funzionano nella società tecnologica del terzo millennio.

l'articolo di visco sul Corriere

La situazione fiscale in Italia: i fatti

Questi i fatti. Lei (primo fra tutti i ministri delle finanze) ha creato un sistema per cui:

  1. Nella fascia di reddito medio, a parità di reddito paga più tasse una partita IVA rispetto ad una persona assunta.
  2. Si tassa con l’IRAP anche il costo del capitale e dei dipendenti di imprese e professionisti.
  3. Vi sono pesanti ed ingiustificate limitazioni ai costi deducibili (auto, immobili, cellulari, interessi passivi, ecc.).
  4. Abbiamo una tassa sulle società fra le più alte al mondo, e la più alta in Europa.
  5. Abbiamo delle presunzioni di reddito minimo che in altri sistemi legali sarebbero incostituzionali per violazione del diritti umani.
  6. Abbiamo un sistema di controlli sui conti correnti, sui consumi energetici, sull’uso delle carte di credito e sull’uso dei contanti, che non ha eguali nel mondo e che fa carta straccia dei diritti di privacy, che le persone dovrebbero vedere tutelati, innanzitutto nei confronti dello Stato.

Infine abbiamo un sistema di incentivi per i funzionari dell’amministrazione finanziaria, che premia in base all’incassato sugli accertamenti, senza tenere conto della fondatezza degli stessi, per cui sempre più spesso vengono richieste piccole somme a tutti i contribuenti, di importo tale che conviene pagare e non impugnare, senza alcun fondamento legale.

Quando il contribuente impugna gli accertamenti per lo più ottiene ragione; ma nella maggior parte dei casi non lo fa, perché l’importo accertato è di poche centinaia di euro. Così il fisco taglieggia i lavoratori autonomi, con accertamenti privi di qualsiasi fondamento, per importi minimi per cui conviene adeguarsi e non impugnare. Se il fisco fosse onesto, occorrerebbe prevedere che in ogni caso di accertamento infondato tutte le spese del contenzioso siano a carico dello Stato.

Evasione fiscale in Italia: presunzione di colpevolezza?

Invece, lei ci ha trasformato in sudditi senza diritti alla mercé dell’Agenzia delle Entrate, ha criminalizzato il lavoro autonomo, perché è impossibile essere in regola, come vanno ripetendo (felici, per gli incentivi che maturano) i funzionari in sede di accertamento ai contribuenti che loro stessi definiscono “modello”, salvo applicare loro comunque i recuperi di imposta e sanzioni perché le ricevute non erano correttamente datate o intestate o per altri errori formali.

Ancora una volta l’Italia è stata declassata nei rating internazionali perché vi è un clima ostile al fare impresa. L’Italia che non cresce da 20 anni.

La disoccupazione non viene riassorbita dal mercato del lavoro. Ma come si fa a non avere, quanto meno il dubbio, che (almeno in parte) questo sistema fiscale sia responsabile del fallimento del sistema paese! Perchè nessuno dei milionari europei che hanno la villa in Italia, ha scelto di vivere nel paese più bello del mondo e pagare in Italia il 12,5% di imposta sul reddito delle partecipazioni finanziarie, invece del triplo che pagano in Germania, Svizzera Inghilterra?

Perché amano pagare le tasse e vivere in mezzo alla pioggia, invece che in Toscana, Umbria, Riviera ligure, Venezia? Perché non sono venuti a godersi la vecchiaia e l’esenzione dall’imposta di successione (per sei anni e, oggi, una delle imposte di successione più basse del mondo) in Italia? Perché se siamo la patria degli evasori fiscali, nessun milionario viene a evadere le imposte in Italia?
Forse perché lo Stato e l’amministrazione fiscale italiani godono di pessima fama?

Forse perché i politici italiani, categoria a cui lei appartiene, sono totalmente screditati in Italia e nel mondo, per cui tutti si aspettano che le cose vadano sempre peggio?

Occorre dare una risposta a queste domande che non sono retoriche!

Sistema fiscale italiano: causa della fuga di cervelli

È merito di provvedimenti di legge che lei, caro Signor Visco, ha fatto promulgare, di regolamenti che lei ha emanato, e di questa sua visione del lavoro autonomo e dell’impresa che ha spinto negli ultimi anni oltre mezzo milioni di italiani a fuggire all’estero, per potere lavorare senza essere vessati dallo Stato. E la fuga all’estero degli italiani che vogliono lavorare, é il nostro biglietto da visita nel mondo. Quel biglietto da visita per cui neppure le aziende straniere vengono in Italia !

Ed ha la faccia tosta di venire a scrivere che c’è erosione della base imponibile per gli autonomi?  Se fosse vero l’Italia sarebbe sul banco d’accusa assieme a Irlanda e Lussemburgo. Invece io posso testimoniare che in 25 anni non ho visto in Italia un solo bilancio in cui il reddito civilistico fosse superiore al reddito imponibile (a parte il solo caso di perdite pregresse, che comunque in Italia hanno una deducibilità limitata a pochi anni, mentre nel resto d’Europa non vi sono limiti temporali).

Possiamo solo sperare che gente come lei non sia mai più ministro in Italia. Ma non ne possiamo, purtroppo, essere certi.

Si vergogni, ha messo in ginocchio una nazione!

L’Italia fiscale spaccata in due

 

E ha spaccato in due l’Italia:

A) Da una parte della nazione la maggioranza, quelli che lei chiama i contribuenti onesti, perché non possono evadere, ma si comportano quando possono come i “contribuenti disonesti” se hanno un secondo lavoro, una seconda casa o dei risparmi non dichiarati, che però si sentono defraudati e truffati dagli altri, perché lei ed altri mettono in giro leggende sull’evasione fiscale che non hanno alcun riscontro nei fatti.
B) Dall’altra i lavoratori autonomi, che sono disprezzati dalla maggioranza, come evasori, ma rappresentano comunque quel 10% degli italiani che hanno studiato di più o sono più capaci di produrre, per cui sempre più spesso se ne vanno in paesi in cui si è liberi e si pagano davvero le tasse.

Se fosse vero che l’Italia é il paese di bengodi per gli evasori, perché se ne vanno?

Questo sistema favorisce il lavoro subordinato, l’iscrizione al sindacato, e l’assistenzialismo statale. Abbia la cortesia mi dica: perché in Italia i redditi sotto i 20.000 euro non sono totalmente esenti da imposta sui redditi, come negli USA e in Inghilterra? Perché un’azienda con meno di 100.000 euro di ricavi non è esente da IVA e dalla tenuta della contabilità come in Inghilterra?

Sono norme che immediatamente “metterebbero in regola” quelli che l’Italia tratta come evasori, e ridurrebbe la dipendenza dagli ammortizzatori sociali, per cui vi sarebbe più occupazione, come dimostrano le statistiche di USA e Inghilterra.

Forse l’evasione sta negli occhi di chi la vede.

Forse l’evasione è il frutto di regole che tassano anche il reddito che non c’è, impedendo la deduzione di costi, tassando i costi stessi e presumendo redditi senza possibilità di prova contraria.

L’Italia inventò il fascismo, per affrontare la crisi mondiale del 1929.
Lei ha inventato il nazionalsocialsmo fiscale, e passerà alla storia per questo.

E ne sarà fiero, non v’è dubbio!

#nazismofiscale

Read More

Italiani in fuga: a cosa é dovuta la fuga dei cervelli?

Posted by on Feb 1, 2014 in Politica | 0 comments

Ho provato a leggere alcuni dati sull’andamento dei flussi migratori.

Inutile dire che il sito del Ministero degli Esteri non é navigabile, per cui si leggono pagine e pagine di storia dell’emigrazione di un secolo e mezzo secolo fa, ma nulla di recente.

Tutti sappiamo che l’emigrazione degli italiani é cambiata. Non siamo più i disperati che salivano su delle carrette del mare, per attraversare l’oceano, come un secolo fa.

Schermata 2014-02-01 alle 10.35.01

Schermata 2014-02-01 alle 10.35.29

Oggi vanno via i meglio educati: si parla di “fuga dei cervelli”.
http://carriera.ch/salari-in-svizzera
In effetti i dati dell’Ente Federale per la Migrazione, conferma che gli immigrati UE sono persone qualificate, che operano nel settore dei servizi o come imprenditori.
https://www.bfm.admin.ch//content/dam/data/migration/berichte/migration/migrationsbericht-2012-i.pdf
Della assoluta mancanza di meritrocrazia si é scritto e sono tutti d’accordo, salvo che si fa poco per cambiare.
http://pagni.blogautore.repubblica.it/2012/01/08/un-popolo-di-raccomandati-meritocrazia-zero/
http://www.dazebaonews.it/primo-piano/item/8363-raccomandati?-per-fare-carriera-meglio-la-spinta-di-mamma-e-pap%C3%A0
http://isegretidellacasta.blogspot.co.uk/2012/02/giovani-tutti-disoccupati-tranne-i.html
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/sociale/2013/31-gennaio-2013/spintarella-trovare-lavoro-nord-batte-sud
Difficile interpretare i numeri.  I dati più chiari sono stati raccolti ed elaborarti dalla Fondazione Migrantes, della Chiesa Cattolica italiana.
http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=49458
http://www.repubblica.it/cronaca/2013/10/03/news/studio_migrantes_4_milioni_gli_emigranti_italiani_napolitano_sia_scelta_e_non_obbligo-67793904/
http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-12-20/numeri-costi-nuova-emigrazione-173135.shtml
http://www.ilcambiamento.it/crisi/italia_paese_emigranti.html
http://www.repubblica.it/economia/2013/04/06/news/fuga_dall_italia_2012_pi_30_per_cento_iscrizioni_aire-56063938/

Da questi dati emerge che nel 2013 il saldo netto é stato di 132.179 italiani emigrati (+3,1% rispetto al 2012). Di questi ben 17.573 hanno lasciato la Lombardia e 12.822 il Veneto: soprattutto gli italiani del nord emigrano in questi anni. Si tratta di oltre il 25% degli emigranti!
Schermata 2014-02-01 alle 10.37.02
Occorre tenere presente che per ogni 100 italiani che emigrano ne rientrano in Italia 60. Vuol dire che se il sando netto é di 132.179, vuol dire che hanno lasciato l’Italia 330.000 italiani.  I dati dell’AIRE non sono significativi, perché almeno un italiano su due che emigra, non si iscrive all’AIRE (nonostante il rischio di essere considerati dal fisco evasori totali!).

Schermata 2014-02-01 alle 10.37.50

Il fatto che così tanti italiani ritengano superfluio avvalersi della struttura messa a disposizione degli emigranti dal Ministero degli Esteri (AIRE), a mio giudizio é significativo del fatto che lo stato italiano non é percepito dagli emigranti come un alleato o un soggetto che può loro semplificare la scelta drastica che hanno fatto.

#fugainmassa #italianiinfuga

Read More

Google? L’utile ebreo!

Posted by on Dic 15, 2013 in Digital Agreement | 0 comments

Una volta i russi per uscire dall’URSS dovevano ottenere un visto d’uscita, prima di potere poi chiedere un visto per entrare nel paese che volevano visitare.
Si chiamava cortina di ferro, muro di Berlino, guerra fredda…

La normativa fiscale di tutti i paesi ricchi e con elevata pressione fiscale ha da tempo eretto un muro di Berlino fiscale per impedire alle aziende di viaggiare.  Un muro che é diventato sempre più alto e che ora si vuole con determinazione rendere insuperabile:

– elevata tassazione delle cessioni d’azienda all’estero
– altrettanta elevata tassazione del trasferimento della sede all’estero
– elevata tassazione delle fusioni internazionali (ma non infra UE)
– rigide regole sul transfer pricing (con molte presunzioni talora pretestuose)
– e, solo in Italia, una serie di presunzioni assolute e relative, per cui oramai anche l’operatività intercompany é diventata una lotteria fiscale in cui non si vince nulla, ma si perde tanto.

Vedo una curiosa simmetria storica: durante la guerra fredda i regimi comunisti dovevano obbligare i cittadini a rimanere nella terra promessa della giustizia sociale, sennò sarebbero scappati. Oggi i regimi democratici debbono obbligare le aziende a non scappare dalla libertà e dal capitalismo.
E si comincia a leggere che, ad esempio in Giappone, i percettori di assistenza sociale divengono destinatari di norme che vietano loro di entrare in postriboli e case di gioco, senza che nessuno si ponga il problema che in tal modo si crea un nesso fra libertà personale e soldi che va contro ogni principio costituzionale e fa carta straccia dei diritti civili. Per cui, in sostanza, nasce (di nuovo!) un trade-off fra stato sociale e libertà individuale.

Chiunque ha studiato storia al liceo, non può fare a meno di notare che questa era la teoria sociale dei fascisti e dei nazisti: in cambio di un poco più di sicurezza, occorre rinunciare ad un poco di libertà.   Sappiamo come è andata a finire.  Fatemi dire che sono scandalizzato e preoccupato, perché nessuno è più capace di indignarsi e si considera questo andazzo normale e giusto.

Invece io ho la sensazione che oggi l’evasione fiscale abbia assunto il ruolo del capro espiatorio alla stessa stregua degli ebrei, degli omosessuali, dei comunisti e degli zingari negli anni trenta, durante la grande depressione.  Provate a chiederlo a quei pochi che ancora ricordano quei tempi!
A me lo raccontava mia nonna, tedesca. Le chiesi quando avevo 14 anni, circa quaranta anni fa, quando mi ha portato a Buchewald: “Perché questo odio dei tedeschi contro gli ebrei? Come può essere che venissero sterminati e voi non avete fatto nulla?”.
“Guarda Riccardo che sui giornali abbiamo letto e al cinema abbiamo visto tante di quelle storie di ebrei usurai, di ebrei ricchi che vessavano noi ariani, che veramente era difficile dopo dieci anni di quella propaganda immaginare che ci fosse una ragione diversa dal complotto giudaico massone per i problemi della Germania.  A noi dicevano che gli ebrei venivano spediti in Polonia, non per essere sterminati, ma per consentire loro di vivere segregati. In pratica noi credevamo a una soluzione finale come l’Apartheid del Sud Africa. Per questo prima li abbiamo identificati e schedati, poi abbiamo impedito loro di nascondersi fra noi (la stella gialla di Davide sulle giacche). E alla fine li abbiamo messi sui treni per andare in Polonia”.
Analogamente a 80 anni fa, noi da 10 anni leggiamo storie di persone luride che nascondono i soldi nei materassi e girano in Ferrari, come se l’evasore tipico fosse quello. Mi chiedo: su 100.000 accertamenti fiscali, quanti sono quelli che vengono fatti per la mancanza di un timbro su una ricevuta e quanti per sanzionare una persona che ha sistematicamente evaso il fisco?   Quanto si recupera dagli evasori totali e quanto dai cittadini comuni?
E negli anni trenta, quanti cittadini in Europa hanno perso del tutto la libertà, per acchiappare quanti zingari, comunisti, omosessuali ed ebrei ?

Oggi l’evasore totale (e, analogamente, il “grande” evasore) ha la funzione di giustificare un sistema fiscale repressivo e iniquo e di farci dimenticare che oramai siamo prigionieri di un sistema che non ci farà più uscire dal suo muro di contenimento.  Se un lavoratore di 50 anni (come me) si trasferisce all’estero perde la pensione per sempre.  Non esiste un visto di uscita da questo sistema previdenziale e contributivo: o, meglio, posso andarmene se riesco ad iscrivermi all’AIRE e se sono disposto a perdere tutti i miei risparmi (forzati!) versati nelle casse previdenziali obbligatorie.  I russi potevano scappare dall’URSS, noi (a partire da una certa età contributiva) non più, perché non potremmo trovare mai più un lavoro che possa compensare per tutto quello che perdiamo andando via.

Oggi si ritiene ovvio che una persona che non paga le tasse vada perseguita con ogni mezzo (non ancora la tortura e il confino, ma qualche contribuente che si é suicidato c’é stato già). Oggi si ritiene efficace utile ed accettabile sia il contribuente che deve dimostrare la propria fedeltà fiscale (in piena violazione del principio di presunzione di non colpevolezza sancito dalla costituzione di tutti i paesi liberi, e in Italia dall’articolo 27 della Costituzione): una prova quasi impossibile da quando sono entrate in vigore le norme sull’abuso del diritto (fiscale). In effetti c’è sempre un modo per fare un’operazione economica e pagare ancora più tasse!  Dunque contribuente è sempre colpevole, per cui lo si induce a comprarsi le indulgenze fiscali (condoni), che sono l’equivalente della tessera del partito fascista di 80 anni fa. Sempre 80 anni fa furono introdotte presunzioni di colpevolezza persino nel codice penale, espressamente vietate dalla Costituzione della Repubblica Italiana. La deroga al principio costituzionale di presunzione di innocenza si giustifica moralmente con l’imperativo categorico di trovare una “Wunderwaffe” contro gli evasori totali e i grandi evasori.  Ma se in Cina ci sono norme analoghe, ci indignamo.  Perché la Cina non ha legittimazione democratica che ha il nostro stato!  Davvero?

Il contribuente oggi è suddito, prigioniero del muro di Berlino fiscale e ora (finalmente!) il fisco può guardare dentro i conti correnti di tutti per fare le sue valutazioni e conclusioni (Gerico, Redditometro, e compagnia cantando).  Poi sta a noi trovare le prove che queste presunzioni sono errate!

Lasciatemelo dire che eravamo molto più liberi sotto Mussolini, rispetto ad oggi.  I portieri ed i guardiani condominiali del ventennio fascista hanno qualcosa di serenamente bucolico, al paragone dell’attuale mostro giuridico-tecnologico che traccia ogni nostra spesa, che ci impone passaporti digitali e presto anche una identitá digitale! Trasformandoci così in sudditi colpevoli, fino a prova contraria, prigionieri da un sistema dal quale é impossibile evadere (a differenza dell’URSS e della Germania nazista)!   Non sono sicuro che in Cina vi sia un controllo altrettanto capillare sui cittadini. E, se vi fosse, non vedo perchè il nostro sarebbe “buono” e il loro “cattivo”.   Entrambi i sistemi lottano contro i nemici dello stato.

Come non vedere che questo sistema genera evasione fiscale anche dove non ce n’é ?
Prendiamo i casi di Google, Apple, che tanto scandalizzano noi europei ed altre società non europee che da noi pagano poche tasse.
Dove viene generato il valore aggiunto (reddito) di Google? E di Apple? Da noi, negli Apple stores?
Siamo sicuri? Io no, non ne sono persuaso.

Penso che il valore aggiunto sia generato nella loro sede sociale, dove viene inventata la tecnologia, il modello di business e il design che ha reso tali società un patrimonio insostituibile dell’umanità. Per cui è uno scandalo che non paghino le tasse negli USA, mentre è normale che non paghino (molte) tasse da noi in Europa.

Facciamo la prova al contrario.
Prendiamo la Volkswagen (una società tedesca): dove viene creato il valore aggiunto delle auto Volkswagen? Nella fabbrica dagli operai (che fanno un lavoro che si potrebbe fare identico ovunque nel mondo)? Nelle concessionarie che vendono con un margine operativo di un migliaio di euro e con un altissimo rischio di magazzino invenduto, per cui spesso in perdita? Oppure il valore aggiunto è il brand, la qualità della progettazione  e la concezione del modello di business della Volkswagen?

Se si ragionasse con Volkswagen come si ragiona con Google e Apple, si dovrebbe sottoporre a tassazione negli USA anche parte degli utili realizzati dalla casa madre con sede in Germania, a Wolfsburg.  Sarebbe giusto ? Perché se è giusto per Google ed Apple, deve essere giusto anche per tutti gli altri prodotti che vengono pensati e realizzati all’estero, ovunque nel mondo.   A me pare evidente che il valore aggiunto quasi mai sta nel punto vendita o nel punto di produzione/erogazione.  Perché se fosse così non si capirebbe perché tante case automobilistiche sono fallite e perché tante aziende informatiche sono fallite.

Ad esempio la Kodak: è un caso esemplare in cui la incapacità di chiudere centri di produzione e di erogazione dei servizi (che perdevano, invece di generare ricavi) ha distrutto una società che aveva inventato non solo la fotografia, ma anche brevettato metodi di stampa delle fotografie digitali.

Solo in seguito a 10 anni di indottrinamento sulla gravità sociale e la depravazione morale dell’evasione fiscale, si può arrivare a credere che Google (o Apple) crei utili in Italia, che sono proporzionali al suo fatturato in Italia.   Lo crediamo perché ci fa comodo crederlo. Occorre pagare il nostro debito pubblico e occorre finanziare uno stato sociale che assorbe dal 60% (in Italia) al 75% della spesa pubblica (in Europa), con decine di milioni di persone che dipendono da esso.

Dunque un riflesso condizionato, pavloviano.  Noi prigionieri del muro di Berlino fiscale, loro liberi ed immorali che si tengono tutti i soldi e li spendono in super-yacht aerei privati e prostitute bellissime.
Dobbiamo prenderli ! Dobbiamo fermarli !

Google: l’utile ebreo.

Evasori2013-12-15GiannelliCorriereDellaSera

Read More

60 miliardi di euro di prestito forzoso a carico degli italiani ?

Posted by on Dic 10, 2013 in Euronotaries | 1 comment

Illustre Ministro della Giustizia,

come cittadino, come notaio e come docente universitario di diritto, sento il dovere di segnalarLe una iniziativa legislativa palesemente incostituzionale: Proposta di modifica n. 3.122 al DDL n. 1120, (testo 2) a firma dei Senatori FINOCCHIARO, DE MONTE, LO MORO http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emendc&leg=17&id=00727323&idoggetto=00748715&parse=si&stampa=si&toc=no

L’emendamento, approvato al Senato, prevede un prestito forzoso a favore dello stato, su poco meno di 500.000 compravendite immobiliari, all’anno, il cui valore medio in Italia è di circa di € 120.000 (dati ISTAT e Agenzia del Territorio). Si tratta dunque di un prestito forzoso di € 60.000.000.000 (sessanta miliardi di euro) l’anno, che colpisce nel 95% dei casi cittadini medi.  Non si può definire altrimenti l’obbligo di versare l’intero prezzo sul conto corrente dedicato del notaio rogante, in attesa dell’effettuazione degli adempimenti conseguenti all’atto notarile di compravendita, mentre “gli interessi sulle somme depositate, al netto delle spese di gestione del servizio, sono finalizzate a rifinanziare i fondi di credito agevolato, riducendo i tassi della provvista dedicata, destinati ai finanziamenti alle piccole e medie imprese, individuati dal decreto di cui al comma 15-sexies”.

L’articolo 42 terzo comma della Costituzione recita: “La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.” Poiché la finalità di protezione dell’acquirente è già tutelata mediante la possibilità di trascrivere il preliminare, non vi è nessun nesso fra il prelievo forzoso degli interessi e la tutela dell’acquirente. Gli addotti motivi di interesse generale sono: innanzitutto di fatto non sussistenti e, in secondo luogo, comunque inadeguati a giustificare un esproprio senza indennizzo.

Se si volesse configurare la norma come una nuova tassa a carico del cittadino, ciò sarebbe innanzitutto politicamente incoerente con la promessa del Governo di cui Lei è Ministro, di non aumentare la pressione fiscale, in secondo luogo anche incostituzionale: una “patrimoniale” del 100% sugli interessi del prezzo depositato dal compratore viola il principio della capacità contributiva (art. 53 della Costituzione).

Segnalo la cosa, in quanto nel fiume di emendamenti presentati alla legge di stabilità questo, nel suo apparente tecnicismo, potrebbe non apparire per quello che è, ossia una nuova forma di pesante, illegittimo prelievo fiscale che crea un ulteriore fossato fra il cittadino e l’acquisto della casa, che andrebbe ad aggiungersi alla estrema difficoltà di ottenere credito (le banche hanno raddoppiato l’acquisto di titoli del debito pubblico e fortemente ridotto il credito alle famiglie ed alle imprese), deprimendo ulteriormente un mercato che negli ultimi cinque anni è calato di circa il 50%.

Mentre per le strade d’Italia si manifesta il disagio sociale e forme di disobbedienza civile persino fra le Forze dell’Ordine, duole constatare che l’emendamento in oggetto ha trovato appoggio ampio fra le forze politiche rappresentate al Senato (persino di un possibile candidato alla Presidenza della Repubblica). Se non si trattasse di una iniziativa individuale dei tre Senatori firmatari, significherebbe che ampia parte delle forze politiche presenti in Senato, supporta questo tipo di prelievo fiscale, nuovo in Italia e tristemente noto solo in ordinamenti giuridici che hanno visto lo stato rinnegare il proprio debito pubblico (ad esempio l’Argentina).

Signor Ministro, si tratta di un prelievo fiscale occulto, in palese contrasto con lo statuto del contribuente (una legge dello Stato: Legge 27 luglio 2000 n. 212) e dal gettito modesto (agli attuali tassi di interesse sui mutui ipotecari sarebbero circa € 15 milioni all’anno, se i tempi di trascrizione degli atti restassero immutati, ma potrebbe lievitare a oltre € 200 milioni, nel caso che le procedure di gestione delle somme in deposito risultassero particolarmente farraginose, creando dunque un premio tributario a favore dello Stato, in caso di peggioramento dell’efficienza dei trasferimenti immobiliari).

Qualora si volesse in questi tempi difficili davvero aiutare gli Italiani ad acquistare casa senza rischi inutili, occorrerebbe prevedere che i preliminari di compravendita aventi forma notarile, possono essere registrati e trascritti in esenzione dal bollo e con il pagamento di una o due imposte fisse (€ 168,00).
Ciò garantirebbe banche ed acquirenti rendendo le transazioni immobiliari più sicure, senza alcun costo per lo Stato, che a fronte di una riduzione della pressione fiscale sui contratti preliminari registrati, vedrebbe aumentare notevolmente il loro numero, eliminando ogni residuo incentivo all’evasione fiscale su detti contratti.

Certo della Sua attenzione, La saluto con osservanza, Riccardo Genghini, Notaio in Milano.

NOTE AL TESTO DELLA LETTERA AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA:

 (1) http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emendc&leg=17&id=00727323&idoggetto=00748715&parse=si&stampa=si&toc=no

Proposta di modifica n. 3.122 al DDL n. 1120
3.122 (testo 2)FINOCCHIARO, DE MONTE, LO MORO
APPROVATO
Dopo il comma 15, aggiungere i seguenti:

        «15-bis. Il notaio o altro pubblico ufficiale è tenuto a versare su apposito conto corrente dedicato:

a) tutte le somme dovute a titolo di onorari, diritti, accessori, rimborsi spese e contributi, nonché a titolo di tributi per i quali il medesimo sia sostituto o responsabile d’imposta, in relazione agli atti dallo stesso ricevuti e/o autenticati e soggetti a pubblicità immobiliare, ovvero in relazione ad attività e prestazioni per le quali lo stesso sia delegato dall’autorità giudiziaria;

b) ogni altra somma affidatagli e soggetta ad obbligo di annotazione nel Registro delle Somme e dei Valori di cui alla legge n.64/1934, comprese le somme dovute a titolo di imposta in relazione a dichiarazioni di successione;

c) l’intero prezzo o corrispettivo, ovvero il saldo degli stessi, se determinato in denaro, oltre alle somme destinate ad estinzione delle spese condominiali non pagate e/o di altri oneri dovuti in occasione del ricevimento o dell’autenticazione, di contratti di trasferimento della proprietà o di trasferimento, costituzione od estinzione di altro diritto reale su immobili o aziende.

15-ter. La disposizione di cui al comma 15-bis non si applica agli importi inferiori ad euro 100.000 e per la parte di prezzo o corrispettivo oggetto di dilazione; si applica in relazione agli importi versati contestualmente alla stipula di atto di quietanza. Sono esclusi i maggiori oneri notarili.

15-quater. Gli importi depositati presso il conto corrente di cui comma 15-bis costituiscono patrimonio separato. Dette somme sono escluse dalla successione del notaio e altro pubblico ufficiale e dal suo regime patrimoniale della famiglia, sono assolutamente impignorabili a richiesta di chiunque ed assolutamente impignorabile ad istanza di chiunque è altresì il credito al pagamento o alla restituzione della somma depositata.

15-quinquies. Eseguita la registrazione e la pubblicità dell’atto ai sensi della normativa vigente, e verificata l’assenza di formalità pregiudizievoli ulteriori rispetto a quelle esistenti alla data dell’atto e da questo risultanti, il notaio o altro pubblico ufficiale provvede senza indugio a disporre lo svincolo degli importi depositati a titolo di prezzo o corrispettivo. Se nell’atto le parti hanno previsto che il prezzo o corrispettivo sia pagato solo dopo l’avveramento di un determinato evento o l’adempimento di una determinata prestazione, il notaio o altro pubblico ufficiale svincola il prezzo o corrispettivo depositato quando gli viene fornita la prova, risultante da atto pubblico o scrittura privata autenticata, ovvero secondo le diverse modalità probatorie concordate tra le parti, che l’evento dedotto in condizione si sia avverato o che la prestazione sia stata adempiuta. Gli interessi sulle somme depositate, al netto delle spese di gestione del servizio, sono finalizzate a rifinanziare i fondi di credito agevolato, riducendo i tassi della provvista dedicata, destinati ai finanziamenti alle piccole e medie imprese, individuati dal decreto di cui al comma 15-sexies.

15-sexies. Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della Giustizia, sentito il parere del Consiglio nazionale del Notariato, sono definiti termini, condizioni e modalità di attuazione dei commi da 15-bis a 15-quinquies anche con riferimento all’esigenza di definire condizioni contrattuali omogenee applicate ai conti correnti dedicati».

(2) Novità introdotta dall’art.3, primo comma del D.l. 31 dicembre 1996, n. 669 , convertito con modificazioni nella legge 28 febbraio 1997 n.30, che ha inserito nel codice civile l’art. 2645-bis.

Read More